A 10 giorni dall'inizio della rassegna iridata, si accende un nuovo scontro con gli Stati Uniti: ora la situazione è appesa a un filo
Scoppia la bufera a nove giorni dall’esordio dell’Iran ai Mondiali 2026 contro la Nuova Zelanda a Los Angeles. Nella serata di venerdì la situazione sembrava essersi risolta, con alcuni funzionari della Casa Bianca che avevano fatto sapere che “i visti necessari all’Iran per partecipare ai Mondiali, inclusi quelli per gli atleti e il personale di supporto” erano stati rilasciati. La dichiarazione dell’amministrazione Trump è però stata smentita dalla Federazione di Teheran, che è tornata ad accusare gli USA di ostacolare la squadra.
Secondo gli iraniani, l’ambasciata statunitense ha negato i visti a diversi membri dello staff tecnico e dirigenziale. “Venerdì sera – è la nota dell’agenzia Wanaen -, alcune fonti hanno riportato le dichiarazioni di un funzionario della Casa Bianca, secondo cui “i visti per i giocatori iraniani sono stati rilasciati per i Mondiali”. Tuttavia, le notizie omettevano qualsiasi menzione dello staff tecnico o di altri accompagnatori della squadra. Secondo ulteriori verifiche da parte dei media iraniani, l’ambasciata statunitense si è finora rifiutata di rilasciare i visti a diversi membri chiave dello staff tecnico e amministrativo”.
“A meno di una settimana dall’inizio dei Mondiali, gli ostacoli continuano a intralciare la preparazione della nazionale”. Il ‘Team Melli’ dovrebbe partire a breve per il Messico dove alloggerà a Tijuana, la nuova sede di allenamento trasferita dagli Stati Uniti proprio per i problemi di visti. Questa ulteriore controversia getta di nuovo un’ombra sulla partecipazione della squadra iraniana, che deve disputare tutte e tre le partite del girone proprio sul suolo statunitense.
L’Iran è tornato a richiedere con forza i visti per l’intera delegazione e il presidente della Federazione ha dichiarato che la squadra partirà solo se i visti saranno concessi a ogni singolo membro della delegazione ufficiale. Dalla Casa Bianca hanno fatto sapere che gli Stati Uniti “non permetteranno alla nazionale iraniana di abusare di questo sistema per far entrare clandestinamente terroristi negli Stati Uniti con false pretese”.
Sullo sfondo di questa intricata vicenda diplomatica e sportiva aleggia il tema del ripescaggio dell’Italia, prima nazionale esclusa nel ranking FIFA tra quelle non qualificate e potenziale beneficiaria di un eventuale forfait iraniano in base all’articolo 6.7 del regolamento FIFA. Anche Paolo Zampolli, inviato speciale dell’amministrazione Trump e principale sponsor della causa azzurra, sembra però aver ormai alzato bandiera bianca sulla questione. La ferma volontà del ‘Team Melli’ di partecipare al torneo, ribadita a più riprese dal presidente federale Taj, rende di fatto sempre più remota questa ipotesi.