Le tensioni in Medio Oriente gettano un'ombra sulla partecipazione dell'Iran alla rassegna iridata
Risale la tensione in Medio Oriente tra Iran e Stati Uniti. Nella notte di martedì i due Paesi hanno ripreso i bombardamenti, con Teheran che ha colpito alcune infrastrutture civili vicine alle basi statunitensi, tra cui un aeroporto in Kuwait. La Ue in un comunicato ha condannato “con fermezza gli ultimi attacchi iraniani contro infrastrutture civili in Kuwait e Bahrain”, denunciando una “grave violazione del diritto internazionale umanitario” e “una minaccia alla stabilità della regione”.
“Questi attacchi deliberati contro obiettivi civili sono inaccettabili”, ha affermato il Servizio europeo per l’azione esterna in una nota, chiedendo un’immediata de-escalation e la piena attuazione della risoluzione 2817 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’Ue ha inoltre espresso vicinanza alle vittime degli attacchi e augurato una pronta guarigione ai feriti.
Le rinnovate tensioni gettano una nuova ombra sulla partecipazione dell’Iran al Mondiale 2026 in Canada, Stati Uniti e Messico. Sul fronte sportivo, la situazione del ‘Team Melli’ rimane estremamente delicata. La squadra, che si sta allenando in Turchia, è attesa a Tijuana, in Messico, dove è stata allestita la nuova sede di allenamento dopo il rifiuto dell’amministrazione Trump di ospitare il ritiro in Arizona. Non sono ancora arrivati i visti per i giocatori e per lo staff tecnico per l’ingresso negli Stati Uniti, indispensabili per disputare le tre partite del Gruppo G: il 15 giugno contro la Nuova Zelanda a Los Angeles, il 21 giugno contro il Belgio sempre a Los Angeles e il 26 giugno contro l’Egitto a Seattle.
Sullo sfondo di questa intricata vicenda diplomatica e sportiva resta il tema del ripescaggio dell’Italia, prima nazionale esclusa nel ranking FIFA tra quelle non qualificate e potenziale beneficiaria di un eventuale forfait iraniano in base all’articolo 6.7 del regolamento FIFA.