Con il Mondiale che prenderà il via l'11 giugno con la partita Messico-Sudafrica, il tempo stringe e la FIFA dovrà trovare una soluzione quanto prima.
La FIFA ha bocciato la richiesta dell’Iran di trasferire le partite del girone dei Mondiali dagli Stati Uniti al Messico. A renderlo noto è stata la presidente messicana Claudia Sheinbaum, che ha dichiarato ad Al-Jazeera: “La FIFA ha infine deciso che le partite non possono essere spostate dalle sedi originarie. Il trasferimento renderebbe la logistica troppo complicata, e questa decisione è stata presa dalla FIFA”. La situazione è dunque in stallo: l’Iran si rifiuta di giocare negli USA, Paese che considera cobelligerante nel conflitto insieme a Israele, e potrebbe presto annunciare il suo forfait definitivo alla rassegna iridata.
L’Iran, tra i primi Paesi a qualificarsi al Mondiale, è inserito nel Gruppo G del torneo insieme a Belgio, Egitto e Nuova Zelanda. Gli iraniani dovrebbero disputare tutte le partite sulla costa occidentale degli Stati Uniti: due a Los Angeles, il 15 e il 21 giugno, e una a Seattle il 26 giugno. A ribadire la posizione di Teheran è stato il ministro dello Sport Ahmad Donyamali, intervenuto all’agenzia turca Anadolu: “La richiesta di spostare le nostre partite in Messico è ancora valida, ma non abbiamo ancora ricevuto risposta. Le dichiarazioni di Trump sono molto contraddittorie e incoerenti: secondo le normative FIFA, la sicurezza deve essere garantita dal Paese interessato. In queste circostanze, la probabilità che l’Iran partecipi alle partite dei Mondiali negli Stati Uniti è molto bassa”.
A complicare ulteriormente il quadro sono arrivate le notizie da Islamabad, dove il vicepresidente americano JD Vance ha dichiarato che “gli Stati Uniti non hanno raggiunto un accordo con l’Iran” e che “da parte di Teheran non c’è alcun impegno ad abbandonare definitivamente il programma nucleare”. Dalla versione iraniana emerge una lettura diversa: secondo Teheran i colloqui si sono interrotti a causa di “richieste irragionevoli degli Stati Uniti”, pur precisando che non ci si aspettava comunque un’intesa già al primo round negoziale. Restano sul tavolo diversi nodi irrisolti, tra cui la questione dello stretto di Hormuz, il Libano, il nucleare, il regime di sanzioni e gli asset congelati.
Con il Mondiale che prenderà il via l’11 giugno con la partita Messico-Sudafrica, il tempo stringe e la FIFA dovrà trovare una soluzione quanto prima. Ed è proprio in questo contesto che i media di tutto il mondo hanno iniziato a fare ipotesi su chi potrebbe sostituire l’Iran: il nome dell’Italia campeggia sui giornali internazionali, con gli Azzurri che, in quanto migliore squadra del ranking tra quelle non qualificate — attualmente al dodicesimo posto nella classifica FIFA — sarebbero candidati al ripescaggio come “lucky loser”.
A fare chiarezza sul quadro regolamentare è l’articolo 6.7 del regolamento della competizione: “Se una federazione partecipante si ritira e/o viene esclusa dalla Coppa del Mondo FIFA 2026, la FIFA deciderà sulla questione a propria esclusiva discrezione e prenderà qualsiasi provvedimento ritenuto necessario. La FIFA potrà decidere di sostituire la federazione partecipante in questione con un’altra federazione”. Una norma che lascia aperto qualsiasi scenario, ma la prassi consolidata vorrebbe che il posto venisse assegnato a una selezione dello stesso continente asiatico.
Tra le ipotesi emerse c’è quella di una finale intercontinentale tra una squadra europea, come l’Italia, e una asiatica, con gli Emirati Arabi Uniti tra i favoriti. Si parla anche di un possibile mini-torneo pre-Mondiale con due selezioni europee e due asiatiche. Secondo quanto filtra dagli ambienti più vicini alla governance del calcio mondiale, il format ipotizzato prevederebbe due semifinali e una finale, probabilmente in sede neutra, con in palio un unico biglietto per il Mondiale: oltre all’Italia per l’Europa e agli Emirati Arabi Uniti per l’Asia, sarebbero coinvolte la Nigeria per l’Africa e la Bolivia per il Sudamerica. Un’idea che ha già scatenato la protesta della Bolivia, rimasta fuori dopo l’eliminazione per mano dell’Iraq, con la federazione di La Paz che sarebbe pronta a una contestazione ufficiale.
Gli Emirati Arabi Uniti restano comunque i candidati più accreditati per una sostituzione diretta, in virtù dell’appartenenza alla stessa confederazione asiatica. Per gli UAE si tratterebbe di un ritorno storico: l’unica partecipazione a una fase finale risale, per ironia della sorte, a Italia ’90, quando il Paese arabo fu inserito in un girone proibitivo con Germania Ovest, Jugoslavia e Colombia, uscendo con tre sconfitte e un bilancio complessivo di dieci gol subiti e due segnati. Sul fronte italiano, il ministro dello Sport Andrea Abodi ha commentato la questione con evidente imbarazzo: “Mi sembra difficile che possa essere ripescata un’europea e non me lo auguro neanche”.
Per ora, invece, nessuna presa di posizione da parte della Giamaica, che non ha avuto scampo contro il Congo.