Una nuova polemica sui Mondiali 2026 riguarda una delle divise da gioco: è quella di Haiti, che ha dovuto subire una modifica in extremis.
Scoppia un altro caso ancora prima che comincino i Mondiali di calcio 2026, e questa volta al centro della polemica c’è Haiti. In particolare la particolare casacca che la selezione caraibica (qualificata per la prima volta dal 1974, quando affrontò anche l’Italia) aveva deciso di portare nella manifestazione ospitata negli Stati Uniti, in Messico e in Canada. Un dettaglio della maglietta preparata dallo sponsor tecnico Saeta non è però piaciuto nientemeno che alla FIFA, che ne ha chiesto la completa rimozione.
Se infatti la maglia presentata da Haiti era caratterizzata dai tradizionali colori blu e rossi oltre che dal logo della federazione locale, nella sua parte inferiore raffigurava una bandiera diversa rispetto a quella in uso attualmente. Si poteva infatti scorgere quella del 1803, utilizzata al tempo della Battaglia di Vertières combattuta contro la Francia e che avrebbe condotto all’indipendenza. Secondo Saeta un omaggio ai cittadini haitiani, secondo la FIFA una dichiarazione politica. Sufficiente, in quanto tale, a bocciare la tenuta da gioco.
“Abbiamo lavorato in stretta collaborazione con la Federcalcio di Haiti, e nel corso del processo avevamo l’intento di creare una maglietta che celebrasse l’orgoglio, la resistenza e lo spirito del popolo haitiano – ha spiegato Saeta in una dichiarazione stampa -. Abbiamo sviluppato e rifinito alcuni aspetti nel corso di mesi, sottoponendoli alla classica procedura di approvazione FIFA. Il disegno finale era inteso come un omaggio agli uomini e alle donne che ogni giorno danno il proprio contributo al futuro di Haiti. Non era da intendersi come una dichiarazione politica”.
“Nel corso del suo processo di revisione, la FIFA ha stabilito che alcuni elementi visivi possono essere interpretati in maniera diversa e ha richiesto modifiche al disegno. Sebbene questa interpretazione differisca dal nostro intento, Saeta ha rispettato il processo e ha adottato i requisiti finali che la FIFA ha comunicato. Restiamo orgogliosi di aver contribuito a questo storico momento per Haiti, fianco a fianco con la sua federazione”, sono le parole con cui si conclude la nota.
La polemica sulla maglia arriva in un momento particolarmente delicato per la nazionale caraibica, che si appresta a vivere la sua avventura mondiale con la consapevolezza di essere una delle outsider del torneo. Haiti è stata inserita nel Gruppo C insieme a Brasile, Marocco e Scozia, un girone di ferro che rappresenta una sfida enorme per una selezione alla sua seconda storica partecipazione alla fase finale di un Mondiale. Il sorteggio, svoltosi lo scorso dicembre a Washington, aveva collocato Haiti in quarta fascia, riflettendo il suo status di sfavorita della competizione.
Nonostante le difficoltà tecniche che attendono la squadra sul campo, la nazionale haitiana ha già dimostrato di poter competere a certi livelli. Nell’ultimo test pre-Mondiale disputato, il Perù — nazionale che non ha centrato la qualificazione alla rassegna iridata — ha avuto bisogno di una rimonta per superare Haiti per 2-1, segno che la selezione caraibica non intende recitare il ruolo di semplice comparsa. Proprio il Marocco, una delle avversarie del girone, si è presentato all’appuntamento mondiale reduce da 28 partite senza sconfitte e con una serie di titoli continentali all’attivo, a conferma di quanto sia complicato il cammino che attende Haiti nel torneo.