Mondiali 2026, ora è il meteo a far tremare gli USA: a rischio diverse partite

Articolo di Marco Enzo Venturini

Il protocollo della National Oceanic and Atmospheric Administration può rivoluzionare il calendario dei Mondiali 2026: un'anteprima già mercoledì.

Un’altra pesante incognita pesa sui Mondiali 2026, destinati a cominciare giovedì 11 giugno con una coda di polemiche che si trascina da mesi. La nuova, pesantissima preoccupazione riguarda le condizioni meteo che prima ancora del primo fischio d’inizio rischia di determinare numerose sospensioni di altrettante partite. E un’anteprima in tal senso è arrivata mercoledì, in occasione dell’amichevole di Orlando tra Inghilterra e Costa Rica.

La sfida, ospitata dall’Inter&Co Stadium, aveva come orario d’inizio previsto le 22 italiane ma è cominciata con oltre un’ora di ritardo. Il motivo è presto detto: il pesante maltempo che si è verificato a Orlando, con tanto di temporale abbattutosi sul campo. Il vero problema non è stato costituito però dalla pioggia battente, bensì dai fulmini: un classico della Florida, che però la legge statunitense tratta con enorme cautela. E proprio questa potrebbe abbattersi come un uragano, questa volta metaforico, sui Mondiali 2026.

Il protocollo della National Oceanic and Atmospheric Administration in tal senso parla chiaro: in presenza di un fulmine, qualsiasi manifestazione sportiva tenuta all’aperto nei 12,7 km circostanti va necessariamente interrotta. La sospensione, in quel caso, durerebbe mezz’ora e ripartirebbe da zero in presenza di un ulteriore fulmine. Proprio questa legge aveva messo a rischio il Gran Premio di Miami, tenutosi nello scorso mese di maggio e a sua volta finito in bilico per i rischi meteo della Florida. Da ricordare anche che il Mondiale di calcio per Club 2025, tenutosi sempre negli States, vide la sospensione di ben sei partite in tutto per la “normativa anti-fulmini”.

Il tema meteo si aggiunge così a un ventaglio di polemiche e preoccupazioni che accompagnano questi Mondiali fin dalla vigilia. Sul fronte extrasportivo, a tenere banco è stata soprattutto la questione dei visti e degli ingressi negati alle frontiere statunitensi: dal caso dell’Iran, con alcune figure chiave dello staff inizialmente bloccate, fino all’episodio che ha fatto più scalpore, ovvero il respingimento dell’arbitro somalo Omar Artan, premiato nel 2025 come miglior direttore di gara africano dell’anno e selezionato dalla FIFA tra i 52 fischietti per la fase finale. Nonostante fosse in possesso di un visto regolare, Artan è stato rimandato in Turchia a causa della sospensione dei visti imposta dall’amministrazione Trump per 75 Paesi, Somalia inclusa, diventando suo malgrado un simbolo delle tensioni politiche che avvelenano l’atmosfera attorno alla manifestazione.

A fare da cassa di risonanza internazionale a queste polemiche ci ha pensato il quotidiano sportivo francese ‘L’Équipe’, che nella sua edizione del 10 giugno ha dedicato la prima pagina a una copertina al vetriolo intitolata “Welcome to the USA”: Donald Trump ritratto con al collo la medaglia del “FIFA Peace Prize”, la Coppa del Mondo in una mano e il presidente FIFA Gianni Infantino trasformato in un burattino nell’altra, con ai lati l’arbitro Artan e un agente dell’ICE mascherato. Un’immagine che ha fatto immediatamente il giro del mondo, fotografando con brutalità satirica il clima di tensione in cui si apre un Mondiale che, tra fulmini in agguato e polemiche diplomatiche, sembra destinato a far discutere ancora a lungo più fuori dal campo che dentro.

Giornalista iscritto all'Albo dei Pubblicisti della Lombardia, ha iniziato la sua collaborazione con Sportal.it nel 2012 intervallandola con altre importanti esperienze in ambito sportivo e non solo. Laureato in Scienze Giuridiche, ha scritto di politica, economia, ambiente e legge. Ma calcio, F1 e wrestling restano la sua isola felice.

TG SPORT

Articoli correlati