Dopo il commosso messaggio di Vozinha rivolto alle telecamere, gli appassionati chiedono a gran voce che il suo desiderio sia esaudito.
Capo Verde ha scritto indubbiamente una pagina che resterà negli annali del calcio mondiale, pur senza vincere una partita. Contro ogni pronostico, la nazionale insulare ha bloccato la Spagna sullo 0‑0 nella gara d’esordio del girone ai Mondiali 2026, un risultato che porta soprattutto la firma del suo portiere: Vozinha, al secolo Josimar José Évora Dias, eletto Man of the Match dopo una prestazione monumentale.
Sette parate, tutte decisive, per il portiere classe 1986, ma il momento più intenso è arrivato dopo il triplice fischio, quando Vozinha si è lasciato andare alle lacrime spiegando il motivo della sua emozione: “Ho pianto perché ho ripensato ai miei nonni, oggi non ci sono più ma sono certo sarebbero stati orgogliosi di me. E piango anche per mia madre: avrei voluto tanto fosse qui ma le spese per il visto erano troppo alte, non siamo riusciti a fare in tempo”.
Le lacrime di Vozinha hanno fatto il giro del mondo, attirando il plauso trasversale di tutti gli appassionati. Sui social, nelle ore successive alla commossa intervista, si è levato un grido univoco, con la FIFA come destinatario: in tantissimi hanno chiesto alla Federazione internazionale di attivarsi perché sia concesso alla mamma di Vozinha di volare negli USA e vedere suo figlio giocare in Coppa del Mondo.
In un Mondiale in cui sono le polemiche fuori dal rettangolo verde a fare principalmente notizia, la storia di Vozinha è una boccata d’aria fresca: Capo Verde, con il suo portiere‑simbolo, ha ricordato a tutti che la Coppa del Mondo non è soltanto un palcoscenico tecnico, ma anche un luogo in cui si uniscono emozioni e sacrifici per ottenere risultati indimenticabili.