La nazionale asiatica, beffata nel finale, ha bisogno di un miracolo per qualificarsi ai sedicesimi di finale
La qualificazione dell’Iran ai sedicesimi di finale dei Mondiali 2026 è appesa a un filo. La formazione asiatica ha pareggiato per 1-1 contro l’Egitto, e si è vista annullare dal VAR per un fuorigioco millimetrico la rete del 2-1 che le avrebbe permesso di passare il turno. Ora per la selezione di Teheran servirà un miracolo, l’incastro giusto di risultati negli altri gironi per passare come una delle migliori terze.
Gli iraniani, usciti dal campo sconvolti dopo il gol annullato, hanno lasciato un messaggio post gara indirizzato ai rivali, avvertendoli in vista di possibili ‘biscotti’: “Veniamo dall’Iran, una terra che, per migliaia di anni, ha valorizzato l’onore al di sopra della vittoria. Per noi, il calcio è più di una gara per i risultati; è una prova di carattere. Forse i punti si possono conquistare in molti modi, ma il rispetto no. Forse una squadra può superare un girone, ma soltanto attraverso correttezza e onore si può camminare a testa alta. Il fair play non è solo una regola del calcio; è l’anima del gioco”.
Il messaggio è a Austria, Algeria, Ghana, Congo, Uzbekistan e Croazia, le squadre che scenderanno in campo sabato per le ultime partite dei gironi: in particolare Ghana-Croazia e Algeria-Austria potrebbero essere a rischio ‘biscotto’, e a pagare le conseguenze sarebbero proprio gli iraniani.
Nel dopo gara è da registrare anche la furia di capitan Taremi nei confronti della Fifa e di Gianni Infantino: “È un Mondiale disastroso; un disastro. La FIFA avrebbe dovuto risolvere questi problemi, ma non l’ha fatto fin dall’inizio. Il signor Infantino è venuto nel nostro spogliatoio dopo la prima partita contro la Nuova Zelanda e ci ha detto: ‘È solo l’inizio…’, ma la fase a gironi finisce domani”.
“Non abbiamo qui il nostro personale logistico, non hanno il visto. Com’è possibile che dobbiamo sempre viaggiare da Tijuana? Amiamo la gente di Tijuana. Amiamo il Messico. Sono persone umili e li amiamo, ma per un giocatore professionista in una competizione professionistica, non è giusto. Se vogliono che ce ne andiamo, allora va bene, ce ne andiamo. Ma non è giusto. Non abbiamo personale addetto al recupero o alla logistica che ci aiuti. Ci lamentiamo sempre di queste cose, ma nessuno ci aiuta, nessuno”.