Jannik Sinner, dai Mondiali 2026 il sorpasso che non ti aspetti

Articolo di Marco Enzo Venturini

La prima grande favola dei Mondiali 2026 sorprende anche Jannik Sinner, una volta tanto oscurato da uno sportivo divenuto improvvisamente celebre.

Il Mondiale di calcio 2026 è riuscito a raccontare la sua prima favola già nella sua primissima settimana, grazie all’impresa di Capo Verde che ha bloccato la blasonata Spagna sullo 0-0. Eroe assoluto della partita di Atlanta si è rivelato il portiere Josimar Dias, anche detto Vozinha. Che in una sola notte è riuscito a registrare numeri sufficienti da fargli superare nientemeno che Jannik Sinner.

Non si tratta dei suoi numeri sportivi, comunque di grandissimo rilievo. Vozinha, classe 1986, è diventato infatti a 40 anni e 12 giorni il portiere più anziano della storia a debuttare a un Mondiale mantenendo inviolata la sua porta. Il portiere che durante l’anno gioca nel Chaves, in Segunda Liga portoghese è diventato infatti all’improvviso uno degli sportivi più amati del momento. Lo dimostrano i suoi follower su Instagram, divenuti in poche ore superiori rispetto a quelli di Sinner in persona.

I dati parlano da soli: alle ore 18 italiane del 15 giugno erano appena 46mila gli utenti che seguivano Josimar Dias, cresciuti a 6 milioni e 100mila alle 11 del 16 giugno. Un incremento di oltre sei milioni, con tanto di sorpasso a Sinner che ora lo insegue a più di mezzo milione di distanza. Una bella e ulteriore soddisfazione per Vozinha, oltre che una personale rivincita. Il portiere di Capo Verde, infatti, ha scelto il suo soprannome come una risposta al bullismo che subì in tenera età.

Sul campo, le sette parate messe a segno contro le Furie Rosse raccontano meglio di qualsiasi statistica la dimensione dell’impresa. La Spagna ha dominato il possesso palla con un sterile 74%, riuscendo però a impensierire seriamente Vozinha solo in rare occasioni: la più clamorosa al 40′ del primo tempo, quando una traversa di Ferran Torres e un successivo colpo di testa di Oyarzabal vennero entrambi neutralizzati dal portiere isolano. Un Oyarzabal che ha vissuto una serata da dimenticare: secondo i dati Opta, l’attaccante della Real Sociedad non ha toccato palla nei primi 30 minuti di partita, diventando il primo giocatore a registrare questo dato in un Mondiale dal lontano 1966.

Ma al di là dei numeri sportivi, è stato il momento successivo al triplice fischio a conquistare definitivamente il cuore del mondo intero. Vozinha si è lasciato andare alle lacrime davanti alle telecamere, spiegando con parole semplici e toccanti il peso emotivo di quella serata: “Ho pianto perché ho ripensato ai miei nonni, oggi non ci sono più ma sono certo sarebbero stati orgogliosi di me. E piango anche per mia madre: avrei voluto tanto fosse qui ma le spese per il visto erano troppo alte, non siamo riusciti a fare in tempo”. Parole che hanno fatto il giro del mondo, scatenando sui social un appello unanime alla FIFA affinché si attivi per permettere alla madre del portiere di raggiungere gli Stati Uniti e assistere dal vivo alle prossime partite del figlio.

Una storia che affonda le radici in una carriera lunga e nomade, costruita mattone dopo mattone lontano dai riflettori. Cresciuto calcisticamente nel Batuque a Capo Verde, Vozinha ha difeso i pali di Mindelense e Progresso prima di approdare in Europa nel 2015, allo Zimbru Chisinau in Moldavia. Poi il Gil Vicente in Portogallo, l’Ael Limassol a Cipro — dove ha conquistato una coppa locale — e due anni in Slovacchia all’AS Trencin, prima dell’attuale avventura al Chaves. Un percorso che lo ha portato fino a questo Mondiale con 89 presenze sulle spalle in nazionale, e un valore di mercato che fino a pochi giorni fa Transfermarkt stimava in appena 50mila euro. Cifra che, dopo la notte di Atlanta, sembra già appartenere a un altro universo.

Giornalista iscritto all'Albo dei Pubblicisti della Lombardia, ha iniziato la sua collaborazione con Sportal.it nel 2012 intervallandola con altre importanti esperienze in ambito sportivo e non solo. Laureato in Scienze Giuridiche, ha scritto di politica, economia, ambiente e legge. Ma calcio, F1 e wrestling restano la sua isola felice.

TG SPORT

Articoli correlati