L’Italia piange, la Germania anche: ko con la Grecia, “Non siamo più una big”

Articolo di Marco Enzo Venturini

La Grecia non aveva mai battuto la Germania, lo fa dopo un Mondiale da dimenticare per i tedeschi: e il processo in patria ricorda il copione dell'Italia.

Se l’Italia piange, la Germania non se la passa certo meglio. Mentre gli Azzurri preparano la sfida di lunedì contro la Turchia sperando di dimenticare il brutto ko casalingo di venerdì scorso contro il Belgio, la nazionale tedesca ha pensato bene di imitare gli eterni rivali. Jürgen Klopp ha infatti visto i suoi dominare ma perdere ad Augsburg contro una Grecia cinica, organizzatissima e letale. Decisivo il gol di Dimitrios Kourbelis al 74′ per fissare il risultato sullo 0-1 finale. E dopo un Mondiale 2026 quantomeno opaco (con eliminazione ai sedicesimi di finale), ora anche il Paese che si laureò campione del mondo appena nel 2014 inizia seriamente a interrogarsi sullo stato del proprio calcio.

La Germania, del resto, proprio dalla finale vinta a Brasile 2014 (mondiale in cui peraltro batté i verdeoro padroni di casa addirittura per 7-1) ha faticato non poco a livello internazionale. In semifinale a Euro 2020, ha abbandonato i Mondiali 2018 e 2022 già ai gironi prima di fare una figura comunque tutt’altro che ottima in America. Piuttosto opachi anche i successivi Europei, caratterizzati dall’eliminazione agli ottavi nel 2021 e ai quarti nel 2024. E dopo il ko interno con la Grecia, il primo della storia, la leggenda Bastian Schweinsteiger ha emesso una sentenza pesantissima: “Non siamo più una nazionale di vertice. Altro che big, siamo diventati una nazionale mediocre. Non abbiamo nessuno che possa fare la differenza, mentre gente come Karetsas, Tzolis, Pavlidis può”. Il processo è cominciato, e un aspetto che certamente rischia di piacere molto poco ai tedeschi è che iniziano davvero a somigliare profondamente all’Italia.

Va detto che la Grecia capace di espugnare Augsburg non è certo arrivata lì per caso. Gli ellenici guidati dal tecnico Ivan Jovanovic avevano già dato segnali importantissimi nella prima giornata del girone, vincendo in modo rocambolesco ma meritato al Marakana di Belgrado contro la Serbia. In quella occasione, dopo essere andati sotto con il gol di Zivkovic, i greci avevano ribaltato il risultato con Tzolis e con il colpo di testa vincente di Tasos Douvikas al 95′, attaccante del Como che sta vivendo una stagione straordinaria. Una rimonta che aveva già fatto capire la caratura di questa Grecia, capace di soffrire, reagire e colpire con letale precisione nei momenti decisivi: esattamente quanto fatto anche contro la Germania.

Sul fronte tedesco, il ko con la Grecia pesa ancora di più se si considera il contesto in cui Klopp aveva iniziato la sua avventura sulla panchina della Mannschaft. Il tecnico di Stoccarda, nominato dopo le dimissioni di Julian Nagelsmann seguite all’eliminazione ai sedicesimi del Mondiale 2026 contro il Paraguay, aveva scelto un approccio quanto mai ambizioso: una doppia lista di 44 convocati per le prime quattro partite di Nations League, con l’obiettivo dichiarato di allargare la base e testare il maggior numero possibile di profili. Una strategia che tradiva la volontà di ricostruire dalle fondamenta, ma che fin qui non ha prodotto i risultati sperati. Già il pareggio all’esordio contro l’Olanda, altra nazionale reduce da un Mondiale deludente con eliminazione ai sedicesimi, aveva lasciato qualche dubbio. Ora il ko interno con la Grecia trasforma quei dubbi in allarme.

Tra le scelte di Klopp che avevano fatto discutere c’era stata anche l’esclusione di Nicolò Tresoldi, l’attaccante del Club Brugge che nei mesi scorsi aveva dichiarato pubblicamente di voler rappresentare la Germania piuttosto che l’Italia. Il suo nome era considerato tra i più probabili da inserire nel nuovo corso della Mannschaft, eppure il tecnico aveva deciso di non convocarlo in nessuna delle due liste. Una decisione che ora, alla luce dei problemi offensivi emersi contro la Grecia — con Musiala e Havertz costretti a dare forfait proprio per la sfida di domenica sera — appare ancora più discutibile agli occhi della critica tedesca, sempre più impaziente.

Giornalista iscritto all'Albo dei Pubblicisti della Lombardia, ha iniziato la sua collaborazione con Sportal.it nel 2012 intervallandola con altre importanti esperienze in ambito sportivo e non solo. Laureato in Scienze Giuridiche, ha scritto di politica, economia, ambiente e legge. Ma calcio, F1 e wrestling restano la sua isola felice.

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