Nerazzurri in difficoltà nel primo tempo, nel secondo l'Hapoel Tel Aviv respinge ogni attacco: l'Atalanta si giocherà tutto nel ritorno, in Ungheria.
Atalanta a bocca asciutta nel suo debutto in Conference League e soprattutto alla prima partita in assoluto con Maurizio Sarri in panchina. A Bergamo termina 0-0 una partita complicata contro l’Hapoel Tel Aviv, che nel primo tempo non corre troppi rischi (e anzi crea la più nitida occasione) e nel secondo resiste ai numerosi attacchi dei padroni di casa. Decisivo sarà il ritorno, in programma tra una settimana in Ungheria e non nella città israeliana.
Non mancano le difficoltà nel mettere a regime il 4-3-3 voluto da Sarri e nuovissimo per un’Atalanta abituata a giocare con la difesa a tre dal 2016 fino a questa estate. A questi problemi si aggiunge anche la sfortuna, con Scalvini costretto al cambio dopo appena 26 minuti per una distorsione alla caviglia sinistra (non dovrebbero esserci particolari conseguenze per lui). Pochi minuti prima Carnesecchi aveva negato con un colpo di reni il vantaggio a Boateng, vanamente inseguito a centro area da Kossounou lasciato solo proprio dai problemi del compagno di reparto. Nerazzurri pericolosi solo in occasione di una volée dalla distanza di Zalewski, murata sul più bello, una bella conclusione sul primo palo di Scamacca e un tocco in mischia di Raspadori senza troppe velleità.
La situazione migliora nella ripresa, nonostante alcune iniziali difficoltà in palleggio dell’Atalanta (su un malinteso tra Gaetano e Kristensen per poco non parte il contropiede dell’Hapoel). Dopo un brivido creato da Alkoukin per gli ospiti, Krstovic e poi Pasalic rivitalizzano la Dea: in particolare il montenegrino ci prova con un piattone fuori misura, poi sbaglia di poco la mira su generoso servizio di Raspadori, infine impegna severamente Tzur con un colpo di testa. Il portiere israeliano, poi, è perfetto anche sul tentativo di tap-in del solito Raspadori. Qualche buona notizia in un quadro certamente non idilliaco per Sarri, che si giocherà tutto nel ritorno. Dove, nei due turni precedenti, gli avversari non hanno ancora mai steccato. Pur giocando lontano da Tel Aviv.
La scelta della sede ungherese per il ritorno non è casuale né sorprendente: la UEFA ha vietato la disputa di partite internazionali di calcio in Israele a causa della situazione geopolitica in corso, e il DTKV Stadion di Miskolc è già diventato il campo neutro di riferimento per l’Hapoel Tel Aviv in questa campagna europea. Gli israeliani vi avevano già giocato nei due turni precedenti, superando prima i bulgari del Ludogorets (2-0 in Ungheria, 2-2 a Razgrad) e poi i polacchi del GKS Katowice (2-0 sempre a Miskolc, prima di perdere 2-1 in Polonia). Un ambiente dunque tutt’altro che ostile per gli uomini di Barda, che in Ungheria non hanno ancora mai perso.
A complicare ulteriormente la serata per Sarri c’è l’emergenza difensiva che attanaglia il club bergamasco. Oltre al problema fisico accusato da Scalvini, la Dea deve fare i conti con l’assenza prolungata di Isak Hien, il cui rientro non è previsto prima di ottobre, e con la partenza estiva di Berat Djimsiti, ceduto all’Al-Diriyah per circa 3 milioni di euro dopo nove stagioni e 334 presenze in maglia nerazzurra. Una situazione che ha spinto il direttore sportivo Cristiano Giuntoli a lavorare con urgenza sul mercato: il profilo più gradito a Sarri per rinforzare la retroguardia resta quello di Alessio Romagnoli, che il tecnico toscano conosce bene dai tempi della Lazio e che riabbraccerebbe volentieri. Ma che, anche in caso di acquisto in extremis, non sarebbe già utilizzabile nella prossima partita di Conference League.
Sul fronte offensivo, la prestazione di Scamacca conferma le aspettative riposte nel centravanti azzurro per questa stagione: secondo le proiezioni elaborate dall’intelligenza artificiale interpellata alla vigilia del campionato, il bomber della Dea è il candidato più credibile al titolo di miglior marcatore italiano della Serie A 2026-2027, forte di un ruolo da rigorista e di una squadra costruita per produrre gioco e occasioni, con rifinitori di livello come Samardzic e De Ketelaere al suo servizio. Prestazioni come quella di giovedì sera, pur senza il gol, confermano la centralità del progetto tecnico di Sarri attorno alla sua figura.