Dopo i gol di Havertz e Dembelé (su rigore) nei tempi regolamentari, Eze e Gabriel tradiscono l'Arsenal: PSG ancora sul tetto d'Europa.
Il Paris Saint-Germain si conferma campione d’Europa aggiudicandosi la seconda Champions League di fila dopo quella ottenuta un anno fa a Monaco di Baviera ai danni dell’Inter. Questa volta a cadere al cospetto del PSG è un volitivo Arsenal, che porta il risultato ai rigori dopo il palpitante 1-1 dei primi 120 minuti. Decisivi gli errori dal dischetto di Eze e Gabriel, mentre la trasformazione di Beraldo di fatto regala ai parigini il quinto titolo della stagione e in quarto dal dischetto. Per i londinesi, alla settima finale europea persa, la delusione è invece atroce.
La partita si apre nel migliore dei modi per l’Arsenal, in vantaggio già al 6′ grazie a Havertz, che sfrutta nel migliore dei modi una palla sporca per liberare una saetta imparabile per Safonov. Il PSG si riversa in attacco, ma i Gunners tengono: pericolosissimi Kvaratskhelia, Ruiz e Dembelé, ma Havertz rischia addirittura la doppietta. Il gol del pareggio arriva, ma solo al 65′ grazie a un rigore provocato dal fallo di Mosquera su Kvara: perfetta la trasformazione di Dembelé.
Prima del 90′ ci sono occasioni per vincere la partita dall’una e dall’altra parte (clamorose quelle sprecate da Martinelli e Vitinha). Ai supplementari l’Arsenal si lamenta per un contatto tra Madueke e Nuno Mendes, ma l’arbitro fa proseguire. Si va ai rigori, Eze manda sul fondo una trasformazione improponibile ma Raya lo fa respirare respingendo la conclusione di Nuno Mendes. E quando ormai sembra che si debba andare a oltranza, anche Gabriel manca la porta regalando la Champions League al PSG per il secondo anno consecutivo.
Con questo trionfo, Luis Enrique porta a casa il quinto titolo stagionale per il club parigino, che aveva già conquistato la Ligue 1 per il quinto anno consecutivo — il quattordicesimo nella storia del club. Un dominio totale, in patria e in Europa, che consacra definitivamente il progetto tecnico dello spagnolo. Per l’Arsenal, invece, si tratta di una nuova delusione europea: i Gunners, che in passato avevano vinto una Coppa delle Coppe e una Coppa Uefa, perdono la loro seconda finale di Champions League dopo quella del 2006 contro il Barcellona.
La strada verso Budapest era stata tutt’altro che semplice per il PSG. In semifinale, i parigini avevano prima travolto il Bayern Monaco con un clamoroso 5-4 al Parco dei Principi, salvo poi accontentarsi dell’1-1 nella gara di ritorno all’Allianz Arena — con Dembelé in gol al 3′ e Kane a pareggiare solo al 94′ — per staccare il pass per la finale. Un cammino segnato anche dall’assenza di Hakimi, infortunatosi proprio nell’andata contro i bavaresi e recuperato in extremis per la finale di Budapest.
L’Arsenal aveva invece eliminato l’Atletico Madrid in semifinale, superando i Colchoneros nella gara di ritorno all’Emirates Stadium dopo l’1-1 del Metropolitano. Proprio alla vigilia della finale, diversi osservatori indicavano i Gunners come favoriti: tra questi Clarence Seedorf, che aveva dichiarato ai microfoni di Sky: “Se devo indicare una squadra ora che sarà davvero capace di portarla a casa, proprio per la loro capacità… dico l’Arsenal”. Una previsione che la Puskas Arena di Budapest ha clamorosamente smentito.
Non era mancato, nei giorni precedenti alla finale, nemmeno il veleno extracampo. Gerry Cardinale, proprietario del Milan, aveva punzecchiato l’ambiente nerazzurro ricordando la finale persa contro il PSG un anno fa a Monaco di Baviera, scatenando le proteste della tifoseria interista sui social. Un episodio che testimonia quanto il dominio europeo del PSG stia ormai ridisegnando gli equilibri e le gerarchie del calcio continentale, alimentando dibattiti ben oltre i confini della Francia.