Reyer Venezia, Jayson Granger svela un retroscena con Simone Fontecchio

Jayson Granger svela un retroscena con Simone Fontecchio

Stamattina, durante la presentazione alla stampa Palasport Taliercio Jayson Granger, nuovo acquisto dell’Umana Reyer Venezia, ha toccato diversi argomenti.

Tra i tanti, il nuovo giocatore del club veneto, ha svelato chi ha avuto un ruolo decisivo nella sua scelta: “Uno dei miei migliori amici è Simone Fontecchio, con cui ho parlato molto quest’estate riguardo alla scelta di dove andare a giocare. E sicuramente, vedendo quel che ha fatto la Reyer in passato come club, e vedendo come ha lavorato bene lo staff tecnico in questi anni, ho capito che poteva essere la soluzione ideale per me. E, oltre al discorso di Reyer, mi ha parlato molto anche della Legabasket italiana, che è un campionato cresciuto molto di livello negli ultimi anni, come testimoniano i giocatori di Nba ed Eurolega venuti a giocare qui quest’anno, per cui sarà sicuramente una competizione entusiasmante”.

L’ex play dell’Alba Berlino dovrà portare leadership ed esperienza al club: “Penso di poter portare sicuramente la mia esperienza decennale di Eurolega e anche la motivazione che mi ha spinto a venire qui per essere un leader, anche come esempio, facendo da guida alla squadra e aiutando i compagni a migliorare. È una sfida che mi entusiasma molto e non vedo l’ora di affrontare sia il campionato che l’Eurocup, sia personalmente che come gruppo squadra”.

Infine, un commento sulla sua nuova squadra: “Sono qui solo da due settimane, ma ho visto cose molto interessanti e molto buone, abbiamo già dato delle dimostrazioni di quello che possiamo essere. Il processo però è lungo, per cui bisogna continuare a crederci e a crescere. Sicuramente abbiamo giocatori di spessore, ho visto ottime potenzialità, abbiamo giocatori che sono in questo club da tanto tempo. Sarà uno sforzo di squadra che dobbiamo fare, non tanto individuale: siamo sulla stessa barca e dobbiamo remare insieme, proprio perché la nostra deve essere una sinfonia, non una performance di singoli giocatori. Dobbiamo essere un’orchestra”.

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