Marcelo Nicola non dimentica nessuno dopo l’impresa della salvezza. “Voglio ringraziare i tifosi, perché sono sempre stati presenti, anche quando l’ambiente era depresso e c’era tanta negatività – dice in sala stampa a Desio dopo il successo su Cantù -. Loro ci spingevano e ci seguivano, noi dovevamo dare un segnale ed è quello che abbiamo fatto. Io ho già giocato e allenato a Treviso e so che se ti sbatti in campo loro ti vengono dietro”.
“Non sono San Nicola, perché questo non è un miracolo. Non parlatemi di miracolo. I miracoli li fanno Dio e qualche santo: questo è stato un grandissimo capolavoro ed ero certo che i tifosi ci avrebbero aiutato molto nel dipingerlo. Sono felicissimo per loro, perché si meritano la serie A come del resto la piazza” aggiunge il coach dei veneti.
Una salvezza che sa di impresa, considerando da dove era partita questa avventura. Quando Nicola aveva accettato la panchina veneta, la situazione era, come lui stesso aveva ammesso, “complicata, molto complicata”. Eppure non aveva esitato un istante: “La decisione l’ha presa il mio cuore e quindi non avrei mai potuto dire di no. Ho accettato la sfida per fare restare questo club e questa città in serie A: il posto che merita”, aveva dichiarato l’allenatore argentino naturalizzato spagnolo nelle settimane più dure della stagione.
Il capolavoro si è consumato al PalaDesio, dove Treviso ha vinto la partita sul campo ma dove alla fine hanno festeggiato in due. Cantù, pur sconfitta dai veneti, ha potuto esultare grazie alla contemporanea sconfitta di Sassari contro la Virtus Bologna capolista: una doppia festa che ha reso il pomeriggio di domenica particolarmente ricco di emozioni. La classifica finale racconta tutto: Cantù a 18 punti, Treviso a 18 (ma davanti ai brianzoli, battuti due volte), Sassari ferma a 14 e condannata alla retrocessione.
La giornata al PalaDesio non è stata priva di momenti di tensione anche fuori dal rettangolo di gioco. Nel corso del secondo quarto, un tifoso canturino aveva accusato un malore ed era stato soccorso dal personale sanitario presente al palazzetto. In quei lunghi minuti, entrambe le tifoserie avevano interrotto i cori in un silenzio carico di partecipazione, mettendo da parte rivalità e passione sportiva. Solo quando la situazione era apparsa sotto controllo, il pubblico aveva gradualmente ripreso a sostenere le rispettive squadre: un episodio che ha ricordato a tutti come, anche nel cuore di una partita ad altissima tensione, venga sempre prima di tutto la persona.