La sciatrice bergamasca in una intervista ad Elle ha raccontato la sua filosofia di vita
Sofia Goggia in una intervista ad Elle ha parlato della sua carriere e della sua vita: “Qual è stata la medaglia più sofferta e quella più facile? Tutte le medaglie sono un po’ sofferte, ma forse quella dei Giochi Olimpici Invernali di Pechino 2022: ho dato tutto quello che potevo. L’oro olimpico invece non poteva non arrivare: era il mio sogno da bambina, era lì e io dovevo solamente andare a prendermelo”.
L’Azzurra ha spiegato dove attinge le sue forze per fare quello che fa: “Dal pozzo di risorse che tutti noi abbiamo dentro, ma di cui non sempre siamo consapevoli. Ognuno cresce con i propri condizionamenti familiari e le proprie insicurezze: è come se avessimo tutti questo potenziale dentro, ma non sapessimo come accedervi. A volte deleghiamo la chiave agli altri, a volte non sappiamo nemmeno che esiste. Invece, esserne consapevoli rende sempre più sicuri di sé”.
“A volte capita anche a me di dimenticarmene, ma torno sempre al punto di partenza: nella mia famiglia entrambi i nonni hanno fatto la campagna di Russia, appartengo alla seconda generazione di persone che, per sopravvivere, hanno fatto di tutto. Quindi è nel mio dna essere una combattente”.
Il valore del sacrificio: “Del sacrificio se ne parla con un’accezione negativa, di mancanza. Invece per me il senso è quello etimologicamente più puro: sacrificio arriva dal latino sacrum facere rendere sacro, fare con sacralità ciò che hai scelto di fare. E nel momento in cui scegli una cosa sai che escluderai altro. Io non ho mai vissuto la mia carriera come una rinuncia, ma come una serie di scelte consapevoli verso ciò che amo fare di più nella vita: sciare”.
La campionessa bergamasca ha spiegato di odiare il gossip: “Se dai in pasto la tua vita privata agli altri, che già sanno fin troppo di te nonostante la tua riservatezza, alla fine non ti resta più niente. Che poi è molto diverso dal dire semplicemente “ok, sto con questa persona”. Più in generale, credo fortemente di dover proteggere i miei momenti di condivisione con gli amici: quello che faccio, al di là del lavoro, riguarda solo me”.