Us Open, Carlos Alcaraz torna e vince: “Giornata complicata ma polso ok”

Articolo di Aldo Seghedoni

Carlos Alcaraz è tornato a disputare una partita ufficiale dopo quasi cinque mesi di assenza. Lo spagnolo non scendeva in campo dall’inizio di aprile, quando durante il secondo turno del torneo di Barcellona contro Virtanen aveva accusato l’infortunio al polso che lo ha costretto a fermarsi. .All’esordio a New York lo spagnolo ha superato Safiullin in tre set (6-4, 6-4, 6-4), ottenendo soprattutto risposte positive dal punto di vista fisico. Al termine dell’incontro Alcaraz ha raccontato le sensazioni provate prima e durante la partita, soffermandosi sul lungo periodo senza competizioni.

“Ora non sento dolore al polso e mi sono sentito benissimo nel corso del match. Non so quale fosse la percezione dall’esterno, ma io ho avuto la sensazione di riuscire a colpire la palla normalmente. Sono riuscito a esprimere il mio tennis e non ho avvertito problemi né al braccio né al polso. Quando torni a giocare una partita ufficiale, soprattutto al primo turno, è normale voler vincere”.

“Dopo quasi quattro mesi e mezzo senza competizioni, però, è difficile sapere in anticipo cosa possa accadere. Non sai come risponderanno il fisico e la mente una volta tornato in una vera situazione di partita.
Per questo ho cercato di concentrarmi su un game alla volta, provando a trovare buone sensazioni e a godermi gli scambi. Ho sentito anche il sostegno del pubblico e spero che le persone sugli spalti si siano divertite”.

“È stata una giornata complicata, ma allo stesso tempo positiva. Fin dal mattino ero molto più nervoso del solito e continuavo a chiedermi se sarei riuscito davvero a tornare a competere. La tensione era maggiore rispetto a quella che provo normalmente prima di una partita, ma c’era anche tanta voglia di giocare. Il mio obiettivo qui è tornare a competere, divertirmi e soprattutto capire come risponderà il mio fisico dopo le partite”.

“Non so quale potrà essere il mio percorso nel torneo. Prima di scendere in campo non sapevo se sarei uscito subito, se avrei superato il primo turno o se sarei riuscito ad arrivare fino alla finale. È ancora presto per capire fin dove potrò spingermi”.

“Quello che voglio è vivere al meglio ogni momento in campo, ritrovare le sensazioni della competizione e sentire il sostegno del pubblico. Mi mancava anche la routine di svegliarmi sapendo di avere una partita da giocare.
Ai risultati penserò in un secondo momento. Sono venuto qui soprattutto con l’obiettivo di tornare a giocare e godermi queste sensazioni, ed è quello che ho cercato di fare fin dalla prima partita”.

Gli dicono tutti che è troppo elegante ma lui non crede sia vero. Ha sempre avuto una grande attrazione per la NBA ma l’altezza non l’ha mai supportato e così ha dovuto ben preso riporre il sogno nel cassetto di diventare un giocatore di basket professionista. Ma non considera che scrivere sia un ripiego, tutt’altro.

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