Matteo Berrettini ko: il luminare spiega il perché

"Solo il riposo può guarire" precisa inoltre il dott. Arturo Guarino, direttore della Traumatologia Sportiva dell'ASST Gaetano Pini-CTO di Milano ed ex medico sociale dell'Inter.

19 Novembre 2021

L’opinione dell’esperto

Grandi campioni del tennis, come Matteo Berrettini, hanno avuto problemi ai muscoli obliqui. Questo si spiega perché il gioco del tennis si è evoluto: il cambio di direzione della pallina è diventato sempre più importante e, per infliggere il movimento rotazionale con una maggiore potenza, sono necessari i muscoli obliqui dell’addome che quindi sono sempre più soggetti a infortunio. Lo spiega il dott. Arturo Guarino, Direttore della Traumatologia Sportiva dell’ASST Gaetano Pini-CTO di Milano ed ex medico sociale dell'Inter

Un dolore immediato, acuto, trafittivo e invalidante: è quanto percepisce chi subisce una lesione del muscolo obliquo dell’addome. “A seconda dell’entità del danno, è possibile che compaiano anche degli spasmi muscolari, a seguito della lesione - dice il medico -. Per cui il paziente si accorge immediatamente che qualcosa di grave è accaduto”. Continuare a giocare, anche se il dolore è sopportabile o è sotto controllo con una terapia farmacologica, è fortemente sconsigliato: “Solo il riposo può guarire”, sottolinea l’esperto. 

La muscolatura dell’addome è fondamentale nel corpo umano perché favorisce i movimenti del tronco, contribuisce al mantenimento della posizione eretta, stabilizza e sostiene la colonna vertebrale, coadiuva il movimento, oltre a costituire la muscolatura accessoria per la respirazione ed è importante per il meccanismo del sollevamento carichi. I muscoli dell’addome sono: il trasverso; il retto; il piramidale; obliqui interni ed esterni. “Di solito gli infortuni ai muscoli obliqui sono caratteristici dei calciatori; invece la letteratura scientifica evidenzia maggiormente lesioni del retto addominale tra i tennisti. Eppure i grandi campioni hanno problemi agli obliqui. Questo si spiega perché l’evoluzione del gesto è sempre più alla ricerca di una precoce anticipazione dell’impatto della racchetta sulla pallina, imponendo una rotazione massima del tronco, a bacino pressoché fermo e tale esasperazione è resa possibile solo grazie al reclutamento oltre misura degli obliqui, che possono andare incontro a banale dolenzia da overuse fino a vere e proprie lacerazioni”.

Per la diagnosi ci si avvale in prima istanza dell’ecografia, ma il gold standard per valutare il danno, specifica l’esperto, è la risonanza magnetica. “A seconda della gravità dell’infortunio, è presumibile un periodo di riposo assoluto dalle 2 alle 5 settimane. La cicatrizzazione della lesione infatti ha dei tempi biologici che prescindono dall’essere più o meno uno sportivo”, dice il dott. Guarino. Ma per gli atleti, molto più che per chi non pratica sport, è fondamentale la riabilitazione: “La ripresa della motricità varia in base alla sintomatologia del paziente. Consiglio di iniziare il percorso di riabilitazione in acqua, così come avviene all’ASST Gaetano Pini-CTO che è dotata di vasche riabilitative sia al Presidio CTO sia al Polo riabilitativo Fanny Finzi Ottolenghi. Questo perché in acqua si perde il carico gravitario ed è possibile eseguire movimenti più dolci. Il percorso si intensifica sulla base della risposta algica del paziente ed è possibile aggiungere delle terapie a scopo antalgico, come la tecarterapia, fino ad arrivare a una ripresa funzionale, mediamente non prima di due mesi dall’infortunio”.

Il riposo del paziente, specifica il dott. Guarino, è importante, soprattutto perché, quant’anche siano rispettate le indicazioni del medico, la muscolatura addominale viene comunque sollecitata: “Un esempio sono gli starnuti che a volte provocano dei movimenti bruschi oppure se il paziente soffre di stipsi è necessario affiancare un’alimentazione ricca di fibre e liquidi che aiutino il paziente a utilizzare il meno possibile la parte addominale”. L’intervento chirurgico, invece, in caso di lesione dei muscoli addominali è molto raro: si opera solo se la lacerazione è in corrispondenza dell’area inserzionale per cui si procede con la resezione.

Per monitorare l’evoluzione riparativa della lesione è importante tenere sotto controllo i sintomi  e il follow-up. “È fondamentale sottolineare che nelle lesioni, le ‘nuove’ fibre che si formano non sono naturali ma fibro-cicatrizzali, questo significa che hanno un coefficiente di elasticità minore. Per gli atleti, specialmente per chi gioca ad alti livelli, sono fondamentali gli esercizi di riscaldamento, allungamento e stretching. Al giocatore amatoriale che ha sofferto lo stesso danno consiglio di riprendere a giocare solo quando la sintomatologia, anche minimamente fastidiosa, si sia completamente annullata e non prima di un percorso riabilitativo dolce e gradualmente intensificato”.

©ASST Pini-CTO

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