Lo psichiatra e sociologo in una intervista al Corriere della Sera ha parlato del momento particolare che sta vivendo il numero uno del mondo
Il noto psichiatra Paolo Crepet in una intervista al Corriere della Sera ha analizzato il momento particolare che sta vivendo Jannik Sinner. L’Azzurro secondo Crepet sta facendo ancora i conti con quanto successo un mese fa a Parigi, e le sue preoccupazioni si stanno proiettando sul campo da gioco. “A questo ragazzo di cui parla tutta Italia, in fondo, non è successo nulla di drammatico: è semplicemente accaduta la vita. Jannik ha sofferto un eccesso di pressione, ha sostato troppo a lungo dentro una forzatura. Non può uscire a mangiarsi una pizza, però in cambio c’è la gloria. Ma lui prima di tutti ha capito di essere fallibile, e che può riaccadere. E si è accettato, si sta accettando. Ha ben chiaro che più sei numero uno, più sei fragile”.
“Immaginiamo quanta angoscia ci sia dentro questo sentimento, come si sia sentito a Parigi quando avvertiva salire i sintomi, che minuto dopo minuto si sono impossessati del suo fisico”. Secondo Crepet, questa è una occasione unica per Sinner di crescere: “Il cosiddetto fallimento spalanca possibilità. Sennò tra vent’anni a Wimbledon la finale la giocheranno due robot: senza sudore, imperfezioni, errori. Senza vita. Jannik a Wimbledon sta misurando i suoi limiti, tra dubbi e trepidazioni. Oggi ha una paura in più che lo rende più forte e consapevole. È finalmente un campione sensibile, e questo lo rende enorme”.
“La maledizione del fisico connette Sinner e Alcaraz, i due eroi umani. Sono i duellanti di Ridley Scott, gli opposti attratti dal medesimo destino. Anche lo spagnolo, con questo stop forzato, è di fronte a un’opportunità di crescita, innanzitutto personale. Carlos e Jannik stanno costruendo una storia intrecciata e alimentano ciò che noi vogliamo dallo sport, cioè ciò che noi non siamo: più bravi, più intelligenti, più vincenti, più perfetti”.
Sinner in conferenza stampa ha detto che quello che è successo al Roland Garros può ricapitargli: “È la sfida di Jannik: l’uomo davanti alle sue paure. Il corpo a Parigi l’ha lasciato e a Wimbledon gli si ripresentano i fantasmi del fallimento. La grande differenza è che ora li conosce. Li ha visti, affrontati, esplorati. Non credo si sia mai sentito Narciso né Icaro. Nè è mai stato troppo innamorato della sua forza. Non ci vedo un peccato di hubris, insomma. Escludo che nel suo intimo si sia mai sentito invincibile o che abbia creduto a chi, accanto a lui, gli ha raccontato di esserlo. E se si fosse mai sentito Dio, beh, a Parigi ha avuto la sua risposta”.
Secondo Crepet, Sinner sta cambiando e maturando: “Sinner a Wimbledon si sta occupando delle sue fragilità, tanto quanto dei suoi punti di forza. È facile allenare il servizio, è meno facile convivere con i dubbi. In psicologia si chiama coping: è l’insieme di strategie cognitive e comportamentali che una persona usa per superare situazioni stressanti. A Parigi Jannik ha incontrato l’altro Jannik e adesso vuole conoscerlo. Ha la grande occasione di aver capito cosa succede a un corpo che oltrepassa il limite. Quello che è accaduto forse lo rende più guardingo, di certo non più debole. E lo aiuta a maturare. Non è più un ragazzo, è un uomo”.