La leggenda statunitense ha parlato in vista del debutto del numero uno del mondo al Roland Garros: "In un attimo ti taglia la gola"
La leggenda del tennis americano Jim Courier, in vista del debutto di Jannik Sinner al Roland Garros è tornato a parlare dell’Azzurro numero uno del mondo, rivendicando la sua definizione di “assassino a sangue freddo” che aveva fatto in passato nei confronti dell’altoatesino. “L’ho detto molte volte in tv: considero Jannik un assassino. È uno di quelli che cammina per strada senza mostrare emozioni, può passare tra le ombre, la gente potrebbe non notarlo, e un attimo dopo… bang, sei morto. Ha estratto la pistola o ti ha tagliato la gola ed è già passato al prossimo obiettivo. È un complimento, eh. È un grande complimento”, ha detto a claytenis.com.
“È così focalizzato sul fare il suo lavoro e toglie completamente l’emozione dall’equazione. A volte l’emozione prende il sopravvento su ciò che le persone sono in grado di fare e impedisce loro di raggiungere ciò che vogliono. Questo non gli succederà. Perderà delle partite di tennis – abbiamo visto che ne ha persa una delle più drammatiche che ricorderemo mai al Roland Garros l’anno scorso – ma non è stato il suo stato emotivo a costargli quella partita. È stato il fatto che Alcaraz, specialmente nel tie-break, ha giocato uno dei migliori tennis che avremo mai visto. Jannik si è un po’ innervosito, , ma solo un po’ rispetto a chi a volte non riesce nemmeno ad arrivare in quella posizione. Quindi considero la sua capacità di controllare il battito cardiaco in situazioni di altissimo stress una skill magica che possiede”.
Courier ha spiegato che la più grande forza di Sinner è la sua mentalità: “La sua capacità di restare concentrato e mantenere la concentrazione. Parlo sia dentro le partite, nei momenti piccoli delle partite, sia nella visione d’insieme, quando si guarda tutto da 10.000 piedi di altezza: è riuscito a compartimentare e a giocare così bene nonostante avesse la sospensione per il caso doping che gli pendeva sulla testa. Quando nessuno di noi sapeva cosa stesse succedendo, deve essere stato incredibilmente stressante, eppure è riuscito comunque a performare”.
Il paragone con i Big Three: “Penso che in tanti aspetti non abbia solo preso in prestito il gioco da loro, ma anche la mentalità e l’approccio mentale. E credo che gli staff tecnici che ha avuto intorno a sé, da Riccardo Piatti e il suo team fino all’attuale squadra con Simone e Darren, abbiano un’enorme esperienza su come aiutare un giocatore a prepararsi per sopravvivere a tutte le difficoltà, non solo in campo ma anche fuori, legate all’essere in cima alla montagna. Quindi penso che sia perfettamente nella conversazione tra i più forti mentalmente che abbiamo mai visto”.