Riccardo Piatti
Aggiornato Dom 05 Apr 2026 alle 18:29Le ultime notizie su Riccardo Piatti lo vedono tornare al centro del dibattito tennistico italiano, soprattutto in relazione al futuro staff tecnico di Jannik Sinner. L’ex coach dell’altoatesino, in una lunga intervista al Corriere della Sera, ha rilasciato dichiarazioni importanti che hanno immediatamente fatto il giro della stampa sportiva, confermando come la sua voce rimanga tra le più autorevoli nel panorama del tennis mondiale.
Piatti e i nomi per il dopo Cahill: le ultime indicazioni
La notizia più recente riguarda i possibili successori di Darren Cahill nel team di Sinner. Cahill ha annunciato che lascerà il numero uno del mondo a fine stagione, e Piatti — che conosce Jannik meglio di chiunque altro, avendolo seguito per sette anni — ha indicato quattro profili concreti. Il primo nome è quello di Carlos Moya: «È stato numero 1, conosce il circuito. Umanamente è un’ottima persona, come Darren», ha spiegato l’allenatore lombardo. Poi ha citato Renzo Furlan, ora libero dopo la fine della collaborazione con Jasmine Paolini, e Ivan Ljubicic, definito «molto valido». Infine Boris Becker, già contattato in passato, ma con qualche riserva: «Lavorare con Boris è più complicato», ha ammesso Piatti senza troppi giri di parole.
Curiosamente, il nome di Becker era già emerso nelle prime indiscrezioni sul dopo-Piatti nel febbraio 2022, quando si cercava un sostituto per lo stesso coach italiano. La storia sembra ripetersi, con Piatti che questa volta siede dall’altra parte del tavolo e dispensa consigli invece di riceverli.
Il rapporto con Sinner: rigore, autonomia e la separazione del 2022
Nell’intervista, Piatti ha anche ricostruito con inedita franchezza le dinamiche che portarono alla separazione con Sinner, avvenuta nel febbraio 2022 dopo gli Australian Open. «Ho sempre voluto che Jannik diventasse indipendente, sapevo che un giorno se ne sarebbe andato», ha dichiarato il coach, aggiungendo però che il suo approccio rigido — necessario in quella fase della crescita del giocatore — alla lunga era diventato «troppo da reggere» per l’altoatesino. Un aneddoto emblematico riguarda Ivan Ljubicic, che lo rimproverava scherzosamente: «Decidi pure tu, Ivan, ma poi fai come dico io».
Sinner stesso, tornando sulla separazione da Piatti, aveva riconosciuto il debito enorme verso il suo ex allenatore: «Con Riccardo per sette anni abbiamo fatto cose incredibili, lo ringrazio ancora. Se sono arrivato fin qui è proprio grazie alla base di lavoro che mi portavo dietro». Una separazione vissuta come un atto di coraggio, non come un rifiuto, con il nuovo coach Simone Vagnozzi che aveva a sua volta riconosciuto pubblicamente la grandezza del predecessore: «È il miglior coach italiano. Non posso certo paragonarmi a lui».
Piatti, dal canto suo, aveva spiegato la sua filosofia senza rimpianti: «Io ho la mia filosofia, i miei metodi. Se uno vuole restare qui, deve sottostare ai miei metodi. A 20 anni ci sta che si voglia andare a cercare nuove strade, fa parte della vita». Una visione coerente con quella di un allenatore che ha sempre privilegiato la crescita a lungo termine rispetto ai risultati immediati.
La fiducia nel Grande Slam e il futuro di Sinner
Nonostante la separazione ormai lontana, Piatti continua a seguire con attenzione la carriera del suo ex allievo e non nasconde un ottimismo quasi incondizionato sul suo futuro. Commentando il rientro di Sinner — previsto agli Internazionali d’Italia dopo la sospensione — l’ex coach si è spinto a una previsione ambiziosa: «Sarà subito forte. Io credo davvero che quest’anno possa fare il Grande Slam». Una dichiarazione che ha fatto rumore, ma che Piatti ha motivato con un ragionamento lucido: «La sospensione gli ha allungato la vita: arriverà a fine stagione fresco. Si gioca troppo, mentalmente non ci si ferma mai. Lui tornerà carico e motivato».
A sostegno della sua tesi, Piatti ha ricordato la straordinaria etica del lavoro di Sinner, già evidenziata quando era ancora il suo allenatore: «È forse il tennista che si allena meglio tra tutti quelli che ho allenato». Un giudizio confermato anche dal confronto con altri atleti durante la pandemia: «Gasquet nello stop per doping ha preso otto chili, Jannik non ha perso un giorno. Sa perfettamente dove vuole andare».
Quanto al proprio percorso personale, Piatti ha ammesso di aver vissuto qualche mese di «stordimento» dopo la fine del rapporto con Sinner, prima di ritrovare la sua dimensione ideale: quella dell’insegnante puro, lontano dai riflettori del grande tennis. «Il Piatti Center non è un supermarket: qui si fa un processo di crescita. Ora inseguo i sogni dei ragazzini», ha concluso, con una semplicità che racconta meglio di qualsiasi statistica la filosofia di uno dei tecnici più rispettati del tennis mondiale.