Adriano Panatta non si frena su Jannik Sinner: “Ecco cosa gli ho detto”

Articolo di Martino Davidi

L'ex tennista azzurro: "Ormai quando mi fermano per strada mi chiedono solo di lui, ma io…"

Adriano Panatta in una intervista a Radio Deejay ha svelato che Jannik Sinner sta diventando quasi un tormento per lui: “C’è stato un periodo in cui del tennis non mi interessava. Ora sono obbligato a sapere tutto di tennis, ogni volta mi fermano per strada e la domanda classica è: “Come sta Sinner?'”. L’ex tennista azzurro ha fatto notare ironicamente di non conoscere così bene l’altoatesino: “Forse Bertolucci lo conosce un po’ di più, io lo avrò visto due volte in vita mia, appena… Cosa ci siamo detti? Ciao ciao, come stai, bravo bravo. Ecco questo è tutto quello che ci siamo detti io e Sinner”.

L’Azzurro e Alcaraz stanno dominando la scena: “L’epoca di Djokovic, Federer e Nadal era diversa: c’erano anche Del Potro, Wawrinka, Tsonga. Più concorrenza. Ora ci sono due uomini soli al comando: come nel ciclismo con Pogacar. Negli anni ’70, se vai a vedere la classifica mondiale, tutti i primi 10 avevano vinto almeno uno Slam. C’era più equilibrio”. Panatta non è così ottimista sul futuro del tennis: “Il gioco si è uniformato, dipende molto dall’attrezzo o dall’allenatore, gli attaccanti non ci sono più e non si scende più a rete. Come in tutti gli sport, il tennis è diventato più fisico e meno tecnico. Io ho predetto che fra 10-15 anni saranno tutti giocatori tipo NBA: alti 2.10-2.15, che servono a 350 all’ora”.

Panatta in una recente intervista sulla Rai ha parlato anche di se stesso: “Non sono mai stato molto presente per i miei figli, quando erano molto piccoli stavo sempre in giro per il mondo. Purtroppo era il mio lavoro, non potevo fare altrimenti. Ho fatto tanti sbagli, anche anni in cui mi sono completamente isolato. Il merito di Anna, mia moglie, è stato proprio quello, mi ha ridato la gioia di mettermi un po’ in gioco, di ricominciare un po’ da capo, di fare cose che prima non facevo più. Ad un certo punto andavo solamente in ufficio, lavoravo, poi andavo a casa, non uscivo mai. Avevo perso anche il contatto con gli amici. Ed è stato un periodo non tanto bello”.

Grande appassionato di sport, è stato un discreto lanciatore di peso ma ha dovuto smettere per problemi ai tendini. Ciò non gli ha impedito di mantenere i legami con il magico mondo dell’atletica. Gli piace scrivere, ma anche leggere: il suo autore preferito è Stephen King e spera di poterlo incontrare un giorno.

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