"In gara con il crociato rotto? Non è una pazzia, e quello della statunitense non è neppure un caso isolato" ha sottolineato Andrea Panzeri.
Lindsey Vonn è stata chiara riguardo l’infortunio che ha accusato durante la discesa libera di Crans-Montana, dove ha perso l’equilibrio durante un salto ed è atterrata male: “Ho completamente rotto il crociato sinistro. Farò tutto quello che potrò per essere al cancelletto di partenza domenica a Cortina. Ovviamente non è quello che volevo perché ho lavorato molto e so quali erano le mie possibilità prima e quelle che sono ora, però sono fiduciosa di poter scendere in pista domenica” ha raccontato, dopo avere tirato un sospiro di sollievo.
Per quanto fenomenale anche per un’atleta come la statunitense sarà molto complicato competere per una medaglia olimpica in quelle condizioni: domenica mattina sarà al cancelletto di partenza che si apre sull’Olympia delle Tofane e c’è da giurare che non lascerà nulla di intentato. Andrea Panzeri, luminare dell’ortopedia che negli anni ha seguito anche la carriera di Sofia Goggia e di Federica Brignone, ha detto la sua con il Corriere del Ticino.
“Quello che posso dire è che esistono degli atleti che anche con il crociato rotto riescono comunque a compensare l’instabilità con la muscolatura, la sensibilità, l’esperienza, la capacità di stare sullo sci, il tipo di pista. Le variabili che possono influire su questo tipo di decisione, quella di gareggiare, sono tantissime” ha precisato il responsabile dell’Unità Operativa di Sport Trauma e Research Center presso l’Istituto Clinico San Siro, coinvolto nelle Olimpiadi in quanto presidente della Commissione Medica della Federazione Italiana Sport Invernali.
“Non è una pazzia, e quello di Lindsey non è neppure un caso isolato – ha aggiunto -. Noi, come Italia, stiamo facendo la stessa cosa con la giovane Flora Tabanelli, che lo scorso anno ha vinto i Mondiali. Si è rotta il crociato due mesi fa e gareggerà. C’è poi un atleta francese dello snowboard cross che si è fatto male 35 giorni prima di Sochi, non si è operato e ha preso la medaglia. Tutto dipende da com’è la situazione acuta del ginocchio, ma stiamo parlando di un atleta di altissimo livello che conosce alla perfezione il suo corpo”.
“Se, avendolo tra le mani, il ginocchio di una mia top atleta mi desse un buon feeling, e il professionista stesso stesse bene e fosse in fiducia, anche io direi di provarci” ha concluso Panzeri.