Stefano Domenicali
Aggiornato Dom 26 Lug 2026 alle 18:12Stefano Domenicali ha lasciato un segno indelebile sulla Formula 1 moderna, ridisegnando il calendario mondiale e ridefinendo le priorità geografiche del Circus. Le ultime notizie sul presidente e CEO di Formula One Group raccontano di un manager deciso, capace di prendere decisioni difficili anche quando queste toccano direttamente il suo Paese d’origine, l’Italia.
Imola fuori dal calendario F1 2026: la decisione definitiva
La notizia più significativa degli ultimi mesi riguarda l’esclusione di Imola dal calendario di Formula 1 della stagione 2026. Con l’ufficializzazione del nuovo programma, il GP dell’Emilia-Romagna ha ceduto il posto a Madrid, che debutta come nuova tappa del Mondiale affiancando Barcellona. La Spagna si ritrova così con due Gran Premi, mentre l’Italia resta rappresentata dal solo circuito di Monza, confermato nel weekend del 4-6 settembre 2026.
La decisione non è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Il futuro di Imola era già a rischio da tempo: nell’aprile del 2025, Domenicali aveva dichiarato apertamente che sarebbe stato «sempre più difficile avere due GP nello stesso Paese», citando le pressioni crescenti di nazioni emergenti desiderose di entrare nel Circus. Il GP dell’Emilia-Romagna del maggio 2025 si è rivelato, di fatto, l’ultimo atto di una storia lunga e appassionante. Anche la questione del recupero dell’edizione 2023, annullata a causa della devastante alluvione che colpì la regione, non ha trovato soluzione favorevole per Imola nelle trattative con la FIA.
A settembre 2025, in occasione della presentazione del GP d’Italia, Domenicali ha ribadito con ancora maggiore chiarezza che il destino di Imola è ormai segnato: sarà «davvero molto difficile» che il circuito romagnolo possa tornare ad ospitare un Gran Premio di Formula 1. Una sentenza amara, pronunciata da un manager che è nato proprio a Imola e che conosce bene il valore emotivo e sportivo di quella pista.
Monza: contratto fino al 2031, ma i lavori non possono aspettare
Se Imola esce di scena, Monza resta il baluardo italiano nella Formula 1, forte di un contratto garantito sino al 2031. Tuttavia, Domenicali non ha risparmiato pressioni nemmeno all’Autodromo Nazionale. Le ultime dichiarazioni del CEO, riportate dalla Gazzetta dello Sport, sono state inequivocabili: sistemare i sottopassi e la viabilità non è sufficiente. Servono tre nuove tribune, un nuovo edificio per i media e una serie di interventi strutturali da completare in tempi rapidi.
Il messaggio è chiaro: avere un contratto a lungo termine non significa potersi permettere di rallentare. La concorrenza internazionale è agguerrita — Portogallo, Germania e Turchia spingono per ottenere un loro Gran Premio — e la Formula 1 non aspetta nessuno. Domenicali ha messo fretta a Monza, ricordando implicitamente che anche le certezze contrattuali possono vacillare se le infrastrutture non si adeguano agli standard richiesti dal Circus moderno.
Questo approccio rispecchia perfettamente la filosofia che Domenicali ha espresso più volte nel corso degli anni: la parola «storico» non può essere sinonimo di «vecchio e fuori moda». I circuiti leggendari devono guadagnarsi il loro posto nel calendario attraverso investimenti concreti e una visione moderna, non attraverso la rendita della tradizione.
Domenicali confermato fino al 2029: la visione globale della F1
Nel marzo del 2025, Liberty Media aveva ufficializzato il rinnovo del contratto di Domenicali come presidente e CEO fino al 2029. Derek Chang, presidente e CEO di Liberty Media, aveva sottolineato il «ruolo determinante» del manager imolese nel trasformare la Formula 1 in uno sport davvero globale, con una crescita commerciale e un coinvolgimento dei fan senza precedenti.
Ed è proprio questa visione globale che spiega le scelte più controverse, come l’esclusione di Imola e la pressione su Monza. Il calendario 2026, con 24 Gran Premi, conferma tre appuntamenti negli Stati Uniti (Miami, Las Vegas e Austin), l’ingresso di Madrid e l’arrivo di nuovi costruttori come Audi, Cadillac e Ford. «Ci aspetta una stagione indimenticabile», aveva commentato Domenicali all’annuncio del calendario, sottolineando anche l’introduzione dei carburanti al 100% sostenibili e le nuove regole tecniche.
La Formula 1 di Domenicali è uno sport che cresce, si espande e si reinventa. Per l’Italia, questo significa fare i conti con una realtà competitiva in cui non basta la storia: servono investimenti, infrastrutture e una visione di lungo periodo. Monza ha ancora il suo posto garantito, ma il tempo per adeguarsi sta scorrendo veloce.