Gennaro Gattuso

Aggiornato Gio 07 Mag 2026 alle 20:36

Gennaro Gattuso ha lasciato la panchina della Nazionale italiana. Le ultime notizie confermano che il tecnico calabrese ha rassegnato le proprie dimissioni da commissario tecnico degli Azzurri dopo la mancata qualificazione ai Mondiali 2026, sancita dalla sconfitta ai rigori contro la Bosnia. Un addio amaro, che chiude un’esperienza breve ma intensa, e che riapre immediatamente il dibattito sul futuro della guida tecnica dell’Italia.

L’addio di Gattuso: le parole del commiato

«Con il dolore nel cuore, non avendo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati, ritengo conclusa la mia esperienza sulla panchina della Nazionale». Con queste parole, diffuse attraverso i canali ufficiali della Federcalcio, Ringhio ha salutato il calcio italiano. Un messaggio commosso, in cui non sono mancati i ringraziamenti al presidente Gabriele Gravina, a Gianluigi Buffon e a tutto lo staff federale, ma soprattutto ai tifosi: «Il ringraziamento più grande va agli italiani che in questi mesi non hanno mai fatto mancare il loro amore e sostegno alla Nazionale. Sempre con l’Azzurro nel cuore».

Il bilancio numerico della sua gestione racconta di sei vittorie, un pareggio — quello contro la Bosnia, maturato al termine dei supplementari — e una sconfitta, quella pesantissima per 4-1 contro la Norvegia a San Siro lo scorso novembre. L’esperienza di Gattuso sulla panchina azzurra è stata la più breve degli ultimi cinquant’anni in termini di partite disputate, appena otto, eppure carica di tensione emotiva e pressione mediatica sin dal primo giorno. Subentrato a Luciano Spalletti in una situazione già compromessa, il tecnico aveva provato a ricostruire un gruppo e un’identità, ottenendo risultati incoraggianti nel percorso dei playoff prima di cedere sul rettilineo finale.

La serata di Zenica resterà negli occhi di tutti: l’Italia eliminata ai rigori, per la terza edizione consecutiva fuori dai Mondiali, con Gattuso in lacrime davanti alle telecamere. «Questi ragazzi non meritavano una batosta così — aveva dichiarato a caldo il ct —. Io chiedo scusa per non avercela fatta». Parole che avevano anticipato di pochi giorni la decisione definitiva di farsi da parte, nonostante il presidente Gravina avesse inizialmente provato a trattenerlo.

Il toto-CT: da Conte ad Allegri, fino alle suggestioni straniere

Con le dimissioni di Gattuso si è immediatamente aperto il valzer dei nomi per la successione. Le ultime notizie sul fronte del mercato degli allenatori indicano Antonio Conte e Massimiliano Allegri come i profili più accreditati, anche se entrambi sono attualmente legati da contratti pluriennali ai rispettivi club — Napoli e Milan — che difficilmente li libereranno a breve. Un ostacolo concreto, che rende la trattativa complessa già in partenza.

Tra i candidati figura anche Roberto Mancini, il ct che aveva guidato l’Italia alla vittoria degli Europei nel 2021 prima di lasciare clamorosamente la panchina azzurra nel 2023 per accettare l’incarico in Arabia Saudita. Il suo ritorno sarebbe suggestivo, ma al momento appare un’opzione ancora debole. Più fantasiose, ma non per questo meno discusse, le ipotesi legate a tecnici stranieri: i nomi di Pep Guardiola e Jürgen Klopp hanno circolato con insistenza nelle ultime ore, alimentando un dibattito che tocca uno dei tabù storici del calcio italiano. Nessun allenatore straniero ha mai guidato da solo la Nazionale azzurra, e l’eventualità continua a dividere l’opinione pubblica. Anche Simone Inzaghi, attualmente alla guida dell’Al-Hilal, è stato indicato come possibile candidato, così come Maurizio Sarri, sebbene quest’ultima rimanga per ora una suggestione.

Il toto-CT è già entrato nel vivo, con la FIGC chiamata a prendere una decisione in tempi rapidi, anche in considerazione delle elezioni per il nuovo presidente federale previste per il 22 giugno. Un contesto istituzionale in piena transizione — dopo le dimissioni dello stesso Gravina e di Buffon — che rende ancora più urgente la nomina di una nuova guida tecnica capace di rilanciare un movimento in cerca di identità.

Un percorso tra speranze e rimpianti

Ripercorrendo i mesi della gestione Gattuso, emergono luci e ombre di un’avventura vissuta sempre sul filo dell’emozione. Il tecnico aveva affrontato il doppio spareggio con grande senso di responsabilità, scegliendo Bergamo come sede della semifinale contro l’Irlanda del Nord — «San Siro è divisa e può essere pericolosa ai primi errori» — e ottenendo una vittoria per 2-0 che aveva riacceso l’entusiasmo del Paese. Dopo il successo sull’Irlanda del Nord, Gattuso aveva però messo in guardia tutti: «Nessuno ci mette tappeti rossi davanti».

Il cammino era stato costellato di infortuni e rinunce: da Zaccagni a Scamacca, da Bastoni a Chiesa — quest’ultimo rimasto fuori per scelta propria, come aveva spiegato senza mezzi termini lo stesso ct. Nonostante tutto, la squadra aveva mostrato carattere, portando la Bosnia ai rigori pur giocando in dieci uomini dal quarantesimo minuto. Non è bastato. L’Italia resta a casa per il terzo Mondiale consecutivo, e ora tocca a chi verrà dopo Gattuso raccogliere i cocci e provare a ricostruire.