Flavio Roda
Aggiornato Mar 14 Apr 2026 alle 12:50Le ultime notizie su Flavio Roda restituiscono il ritratto di un presidente della Federazione Italiana Sport Invernali sempre in prima linea, capace di affrontare con determinazione tanto i momenti di gloria quanto le pagine più dolorose dello sport azzurro. Dal bilancio delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 alle tragedie che hanno segnato il movimento, il numero uno della FISI ha dimostrato una presenza costante e una voce autorevole nel panorama sportivo invernale italiano.
Milano Cortina 2026: bilancio positivo, ma il rimpianto per Goggia resta
A Olimpiadi di Milano Cortina 2026 concluse, Roda ha tracciato un bilancio complessivamente positivo per la spedizione azzurra, pur non nascondendo qualche rimpianto. Il caso più emblematico riguarda Sofia Goggia, capace di conquistare una medaglia di bronzo in discesa libera ma che, secondo il presidente federale, avrebbe potuto ambire a qualcosa di più. «Sofia è stata un po’ sfortunata e la foga di dover dimostrare troppo l’ha messa in difficoltà», ha dichiarato Roda ai microfoni di Eurosport. «Forse esagera in alcuni casi nel fare più di quello che si può fare, bisogna avere il coraggio ogni tanto di alzare il piede dall’acceleratore».
Toni ben diversi, invece, per le parole su Federica Brignone, protagonista di un ritorno straordinario dopo il gravissimo infortunio dell’aprile 2025. «È riuscita a superare il dolore ed è indubbio che ne ha. Il suo modo di porsi è molto chiaro perché vuole andare avanti dopo un periodo durissimo», ha sottolineato Roda, che già nei mesi precedenti ai Giochi aveva seguito con attenzione il percorso di recupero della campionessa valdostana. La fuoriclasse, vincitrice di due sfere di cristallo generali in Coppa del Mondo, aveva convinto tutti con la sua prestazione olimpica, confermandosi un punto di riferimento imprescindibile per il movimento italiano.
Spazio anche per i velocisti maschi: Roda ha elogiato il gruppo, citando in particolare Giovanni Franzoni — già in evidenza tra Kitzbühel e Wengen — e Dominik Paris, definito una garanzia di equilibrio e correttezza per la squadra. «Di Paris mi dispiace solo l’uscita di quell’attacco perché quel giorno poteva fare bene», ha ammesso il presidente, confermando comunque la solidità del gruppo maschile.
Il dolore per Matteo Franzoso e l’impegno per la sicurezza
Prima dei Giochi, il 2025 era stato segnato da una pagina drammatica: la scomparsa di Matteo Franzoso, il giovane sciatore azzurro di soli 25 anni morto il 15 settembre a seguito delle conseguenze di una caduta durante un allenamento sulla pista di La Parva, in Cile. Una tragedia che aveva colpito profondamente l’intero movimento, a meno di un anno dalla morte di Matilde Lorenzi.
«È una tragedia per la famiglia e per il nostro sport — aveva dichiarato Roda —. È assolutamente necessario fare tutto il possibile perché non si ripetano più episodi del genere». Parole che non erano rimaste lettera morta: pochi giorni dopo, la FISI aveva annunciato una proposta concreta in materia di sicurezza, presentata a margine di una riunione straordinaria del Consiglio Federale. Il piano prevede l’identificazione di un numero limitato di piste omologate a livello internazionale, dotate di reti A, B e C, servizio medico completo, elisoccorso e fondo curato come nelle gare di Coppa del Mondo. L’obiettivo è rendere obbligatorio per tutte le nazionali — non solo quella italiana — allenarsi esclusivamente su queste piste certificate, con un calendario condiviso a livello internazionale.
Per quanto riguarda le piste italiane, la federazione si è impegnata a sostenerne i costi di messa in sicurezza con il supporto del Ministero dello Sport, estendendo l’obbligo a tutte le squadre che svolgono attività sul territorio nazionale, dalle nazionali fino agli sci club. Un segnale forte, che testimonia come Roda abbia voluto trasformare il dolore in azione concreta.
Una guida stabile per il movimento invernale italiano
Le ultime news su Flavio Roda confermano la figura di un presidente che non si limita alla gestione ordinaria, ma interviene con decisione anche sui temi più delicati. Lo aveva dimostrato già nel dicembre 2024, quando aveva scelto di non inviare la nazionale di sci alpinismo alle gare di Coppa del Mondo in Azerbaigian, ritenendo la trasferta eccessivamente onerosa e organizzata al di fuori dei budget preventivati, criticando apertamente la gestione della federazione internazionale di settore rispetto ad altre organizzazioni come la FIS o la IBU.
E lo aveva dimostrato anche nella gestione del delicato rientro di Federica Brignone prima delle Olimpiadi: a fine dicembre 2025, mentre l’atleta aveva espresso il desiderio di disputare qualche gara di Coppa del Mondo per prepararsi ai Giochi, Roda aveva preferito consigliarle un approccio più cauto, suggerendo uno o due ruoli da apripista prima di giocarsi tutto al momento decisivo. Una visione strategica che, alla luce dei risultati olimpici, si è rivelata lungimirante.
Il bilancio complessivo dell’era Roda alla guida della FISI appare solido: un movimento che cresce in qualità e in numero di discipline competitive, capace di affrontare anche le avversità — dagli infortuni alle tragedie — senza perdere la propria identità. «Ai nostri ragazzi dico sempre che devono essere sì dei bravi atleti, che devono cercare di fare risultati, ma che prima di tutto sono un esempio per i giovani», aveva detto il presidente in occasione di un media day nell’ottobre 2024. Una filosofia che continua a guidare il suo operato.