Federico Dimarco
Aggiornato Mer 05 Ago 2026 alle 15:12Federico Dimarco ha vissuto una stagione 2025-2026 semplicemente straordinaria, coronata dal riconoscimento più prestigioso che il calcio italiano possa offrire a livello individuale. L’esterno sinistro dell’Inter, classe 1997 e prodotto del vivaio nerazzurro, si è aggiudicato il premio di MVP della Serie A, diventando il primo italiano di sempre a conquistare questo trofeo dalla sua introduzione nella stagione 2018-2019. Un primato storico che si aggiunge a una carriera in costante crescita e che racconta la parabola di un giocatore diventato, partita dopo partita, uno dei migliori interpreti del suo ruolo in Europa.
Il record assoluto: 6 gol e 18 assist in una stagione
Il premio MVP, assegnato dalla Lega Serie A, è arrivato grazie a numeri che parlano da soli. Come sottolineato dall’amministratore delegato Luigi De Siervo nel comunicato ufficiale, Dimarco ha chiuso la stagione con 6 gol e ben 18 assist, stabilendo un record assoluto per un singolo campionato nella storia della Serie A. Cifre impressionanti per un laterale difensivo, che confermano come il mancino di Dimarco sia diventato un’arma letale non solo nelle punizioni e nei calci piazzati, ma anche nel gioco aperto. Prima di lui, nella lista dei vincitori del premio MVP assoluto, figurano nomi del calibro di Cristiano Ronaldo, Paulo Dybala, Romelu Lukaku, Rafael Leao, Khvicha Kvaratskhelia, Lautaro Martinez e Scott McTominay: Dimarco è il terzo nerazzurro a vincerlo e il primo italiano in assoluto.
La stagione trionfale non è stata solo una questione di statistiche personali. Attorno a Dimarco ha vinto anche il suo allenatore, Cristian Chivu, premiato come miglior tecnico della Serie A, mentre Lautaro Martinez ha conquistato il riconoscimento di miglior attaccante. Un trionfo collettivo che ha visto l’Inter dominare anche i premi individuali, a testimonianza di un gruppo coeso e di altissimo livello. Il rapporto tra Dimarco e Chivu era già emerso chiaramente a inizio stagione, quando il laterale aveva dichiarato in conferenza stampa che il nuovo allenatore lo stava aiutando a ritrovare la fiducia perduta negli ultimi mesi della gestione precedente, sottolineando come giocare più spesso 90 minuti lo avesse aiutato a crescere di condizione.
Il caso esultanza e la qualificazione al Mondiale 2026
Prima del trionfo in campionato, Dimarco era stato protagonista anche sul fronte della Nazionale italiana. A marzo 2026, in vista dello spareggio mondiale contro la Bosnia a Zenica, il laterale nerazzurro si era trovato al centro di una polemica nata da un’esultanza ripresa sui social durante la visione dei rigori della semifinale tra Bosnia e Galles. Dimarco aveva spento subito il caso in conferenza stampa, definendo la propria reazione «istintiva» e negando qualsiasi mancanza di rispetto nei confronti della Bosnia e dei bosniaci. «Mi è stato dato dell’arrogante, ma con quale diritto potrei esserlo visto che manchiamo da due Mondiali?» aveva dichiarato, aggiungendo però che era stato «poco rispettoso» essere ripresi in un contesto privato con amici, familiari e bambini.
La vicenda aveva coinvolto anche Edin Dzeko, ex compagno di Dimarco all’Inter e capitano della Bosnia, che aveva risposto con grande equilibrio alla questione: «Ci siamo sentiti, mi ha detto che non voleva offendere nessuno e gli ho risposto che non c’erano problemi». Dzeko aveva poi provato a spostare la pressione sugli azzurri, ricordando i due Mondiali consecutivi mancati dall’Italia, ma aveva anche riconosciuto la qualità della Nazionale italiana. Il capitano bosniaco aveva sottolineato di conoscere bene l’ambiente italiano dopo nove anni trascorsi in Serie A tra Inter, Roma e Fiorentina, rimpiangendo però i campioni del passato come Totti e Del Piero.
Dimarco, dal canto suo, aveva parlato di Dzeko con grande affetto: «Edin è un grandissimo giocatore e una grandissima persona. L’ho incontrato anche quest’estate in vacanza, ho mantenuto con lui un bellissimo rapporto». Parole che raccontano la dimensione umana di un calciatore che, nonostante la fama crescente, ha sempre mantenuto un profilo autentico e diretto.
Una storia d’amore con l’Inter che continua
La parabola di Dimarco con la maglia nerazzurra è quella di una vera e propria bandiera. Nato a Milano il 10 novembre 1997, aveva indossato la maglia dell’Inter per la prima volta a sette anni, percorrendo tutto il settore giovanile prima di una serie di prestiti che lo hanno temprato — Ascoli, Empoli, Sion, Parma, Hellas Verona — e infine il ritorno definitivo in nerazzurro nell’estate del 2021. Da allora la crescita è stata esponenziale: dalla finale di Champions League persa contro il Manchester City nel 2023, vissuta con dolore ma anche con orgoglio («abbiamo fatto qualcosa di unico a tenere testa alla squadra più forte del mondo»), allo scudetto conquistato nella stagione 2023-2024, il primo della sua carriera, che aveva definito «il regalo più bello di tutti» dopo le delusioni precedenti.
Il percorso di Dimarco è la dimostrazione che il talento, unito alla dedizione e all’attaccamento ai colori, può portare ai massimi livelli anche chi non era considerato un predestinato. «Sono l’ultimo dei predestinati», aveva detto lui stesso, con quella sincerità che lo contraddistingue. Oggi, con un record storico di assist in Serie A e il premio MVP in bacheca, Federico Dimarco è semplicemente uno dei migliori calciatori italiani in circolazione.