Il due volte campione della Cup Series aveva corso fino a pochi giorni fa: la notizia della scomparsa è stata ufficializzata dalla Nascar.
Kyle Busch, leggenda della Nascar Cup Series di cui è stato per due volte campione, è morto dopo un improvviso grave peggioramento delle sue condizioni di salute, come annunciato giovedì dalla stessa Nascar. Busch era stato ricoverato nei giorni scorsi per una malattia di cui non è stata ancora rivelata la natura e, purtroppo, non si è più ripreso. Aveva solo 41 anni.
“Siamo profondamente addolorati e devastati nel condividere la notizia della scomparsa di Kyle Busch, due volte campione della Cup Series e uno dei piloti più grandi che il nostro sport abbia mai avuto” si legge in un post pubblicato sul profilo X della più importante serie a ruote coperte degli Stati Uniti.
Per oltre vent’anni “Rowdy”, com’era soprannominato, ha diviso e affascinato i tifosi come pochi altri: talento cristallino, personalità forte, stile aggressivo e un numero impressionante di successi. Busch ha infatti conquistato 234 vittorie complessive nelle tre serie nazionali Nascar (Cup Series, O’Reilly Series e Truck Series), più di chiunque altro nella storia. I suoi due titoli nella Cup Series sono arrivati nel 2015 e nel 2019.
La sua morte improvvisa ha scioccato appassionati e addetti ai lavori. Busch lascia la moglie Samantha, il figlio undicenne Brexton, già avviato tra l’altro verso una carriera nelle corse, e la figlia di quattro anni, Lennix. Per anni aveva condiviso la pit-lane con il fratello maggiore Kurt (classe 1978), campione della Cup Series nel 2004.
“Kyle era un talento raro, uno di quelli che nascono una volta per generazione – si legge in una nota congiunta della famiglia, del team Richard Childress Racing e della Nascar – . Era feroce, appassionato e profondamente legato a questo sport e ai suoi tifosi”.
Segnali del suo malessere erano emersi già due settimane fa a Watkins Glen, quando durante la gara Busch aveva chiesto via radio che Bill Heisel, assistente medico specializzato che da anni lavora con piloti e membri dei team Nascar, lo raggiungesse nel suo motorhome al termine della corsa. Soltanto pochi giorni fa, comunque, aveva partecipato alla All-Star Race a Dover, classificandosi diciassettesimo.