Il celebre fondatore della Clinica Mobile era un grande amico del campione bolognese, scomparso all'età di 59 anni.
La notizia della scomparsa a 59 anni di Alex Zanardi ha colpito trasversalmente tutte le persone legate al mondo dei motori, il primo amore sportivo del campione bolognese. Fra i tanti ricordi espressi immediatamente soprattutto via social colpisce quello del Dottor Claudio Costa, celebre fondatore della Clinica Mobile e, soprattutto, amico di lunga data dello stesso Zanardi.
“Alessandro Zanardi ha lasciato questo mondo terreno per andare a correre nelle praterie del cielo. Una notizia atroce, straziante come quella di Ayrton Senna il 1° maggio del 1994 – ha scritto il Dottor Costa sul suo profilo Instagram -. Alessandro mi ricorda la poesia del grande poeta e filosofo Giacomo Leopardi ‘La Ginestra’: il fiore che spande profumo per odorate selve prima che la lava incandescente del Vesuvo distruttor la incenerisca”.
“Infatti, nel 2001, ha subito un terribile incidente che ha fatto rabbrividire tutto il mondo. Arrivò all’ospedale con meno di un litro di sangue, in condizioni cliniche gravissime per cui i libri di testo della Nasa non gli davano scampo ma dopo 17 interventi chirurgici e 7 arresti cardiaci Alessandro ha detto alla morte con cui stava giocando nella scacchiera della vita: ‘Questa volta ho vinto io’ e la Nasa ha dovuto riscrivere i termini dei suoi libri”.
“Dalle macerie di Berlino, Alessandro si è risollevato per stupire tutto il mondo mettendosi in piedi davanti al pubblico del MotorShow di Bologna dopo soli tre mesi dall’incidente meravigliando tutti i presenti. E lo ha fatto con la sua solita ironia, con una battuta, ‘Per l’emozione mi tremano le gambe’, lasciando esterefatti tutti gli astanti e Michael Schumacher anche lui premiato quel giorno con i Caschi d’Oro di Autosprint. In piedi sul palco sorridendo mentre tutti piangevano aveva dato scacco alla morte dimenticando la metà del corpo che gli era stata rubata in maniera diabolica a Berlino”.
“In tempi brevissimi torna agli affetti familiari con la dolce moglie Daniela e il figlio Niccolò, sale sul kart e guida la moto, torna sulla neve per sciare e nel tanto amato mare per nuotare. Sorprendendo tutti torna alla corse dapprima completando la gara di Berlino che il terribile incidente aveva troncato in maniera atroce con tempi che gli avrebbero valso la prima fila e nel 2006 a Valencia entra nell’abitacolo della F1 segnando tempi sul giro simili a quelli del campionissimo Vettel. La sua abilità e il suo ingegno modificano la vettura Gran Turismo per poterla guidare e salire sui gradini del podio del mondiale”.
“Spinto da un’inesauribile curiosità e dalla voglia del nuovo inizia la storia con l’handbike vincendo molti campionati del mondo e quando a Londra gli hanno messo al collo le medaglie d’oro delle Paralimpiadi ha gridato ‘Sono un uomo felice’, e giocando sulla scacchiera della vita ha dimenticato il nulla di fine partita. Oggi l’ineluttabile vincitor gliel’ha ricordato. In questi frangenti della vita dovrei dire che sono straziato dal dolore ma Alessandro, che con la sua amicizia e sensibilità aveva ridisegnato i confini della mia anima non solo di medico ma di uomo, mi aveva regalato gli strumenti per poterlo sopportare: il sogno che dalla tragedia nasce il bello”.