L’attaccante portoghese ha deciso di allontanarsi dai social per ritrovare un po’ di tranquillità
“Spiacenti, questa pagina non è disponibile”. Dopo i fischi arrivati a San Siro contro l’Udinese e anche al momento della sostituzione nella sfida con la Juventus, Rafael Leao ha scelto di staccare la spina e ha temporaneamente disattivato il suo profilo Instagram ufficiale, uno spazio che spesso usa per celebrare i gol o lanciare messaggi al mondo rossonero.
In una fase complicata della sua stagione (non trova la rete dal 1 marzo), con il Mondiale che si avvicina e un futuro ancora tutto da definire (il contratto scade tra due anni, ma il Milan è disposto a valutare eventuali offerte), l’attaccante portoghese ha deciso di allontanarsi dai social per ritrovare un po’ di tranquillità.
La frattura con il pubblico di San Siro è ormai difficile da ignorare. Dopo i fischi sonori arrivati al momento della sostituzione nella sfida contro l’Udinese, a prendere le difese del numero 10 rossonero era stato Adrien Rabiot: “Posso capire i fischi dei tifosi perché è una sconfitta, anche pesante quando siamo vicini all’obiettivo. La cosa che mi ha deluso sono stati i fischi a Leao, perché secondo me in questo momento lo dobbiamo aiutare e supportare. E questo non lo aiuta. Siamo tutti insieme fino alla fine, è stato brutto ma il calcio è così, lo sappiamo e dobbiamo andare avanti”. Parole forti, che tuttavia non sembrano aver cambiato il sentiment di una tifoseria sempre più insofferente nei confronti di un giocatore percepito come discontinuo e poco coinvolto.
Sul banco degli imputati, Leao ci è finito anche per bocca di Paolo Di Canio, che sulle colonne del Corriere della Sera non ha usato mezzi termini: “Perché rinnovare un giocatore che a 21 anni era più forte di adesso che ne ha 26? Un giocatore che continua a fare il trapper e le sfilate di moda? È sempre infortunato, recupera in ritardo e chissà come mai. Il Milan senza di lui vince e convince, è una squadra coesa. Vuoi ripartire da lì o da uno che fa come vuole e pretende anche di essere coccolato? Io non avrei dubbi”.
Una sentenza impietosa che rispecchia un’opinione sempre più diffusa negli ambienti del calcio italiano. Dal punto di vista tecnico, i numeri stagionali raccontano una storia di talento a sprazzi: 9 gol e 3 assist in 25 partite, con una media realizzativa comunque solida, ma un impatto complessivo ritenuto insufficiente rispetto all’ingaggio da circa 7 milioni di euro netti a stagione.