Entrare o restare fuori dalla Champions cambia completamente gli scenari, sia sportivi sia economici
Non è una notte di Champions League, ma per la Juventus vale quasi come una finale europea. A Lecce i bianconeri si giocano una fetta enorme della stagione, forse tutto. Al Via del Mare c’è in palio molto più di tre punti: vincere significherebbe chiudere la giornata almeno al terzo posto, mentre una sconfitta rischierebbe di complicare seriamente la corsa Champions a due giornate dalla fine, prima delle sfide decisive contro Fiorentina e Torino.
Entrare o restare fuori dalla Champions cambia completamente gli scenari, sia sportivi sia economici. In ballo ci sono almeno 75 milioni di euro, ma anche il prestigio e l’attrattiva sul mercato. Senza la massima competizione europea, alcuni sacrifici diventerebbero inevitabili e certi obiettivi resterebbero soltanto sogni, come Bernardo Silva. È una questione di conti, bilanci e sostenibilità. Forse non i 100 milioni citati da Massimiliano Allegri, ma la Champions pesa eccome sui programmi futuri del club.
Il margine nella corsa al quarto posto è sottilissimo, mentre il divario economico tra partecipare alla Champions o restarne fuori è enorme. Le ultime stagioni lo dimostrano chiaramente: la Juventus ha incassato circa 66,5 milioni di euro dai premi UEFA nel 2024-2025 e poco meno quest’anno, anche a causa della riduzione delle quote legate a market pool e ranking. A questi numeri si aggiunge il valore del botteghino: l’Allianz Stadium, nelle notti europee, registra regolarmente il tutto esaurito e ha garantito oltre dieci milioni di euro di introiti stagionali.
Perdere il treno Champions significherebbe quindi rinunciare ad almeno 75 milioni complessivi. Europa League e Conference League garantirebbero comunque ricavi, ma il livello sarebbe ben diverso. E per la Juventus vorrebbe dire inevitabilmente ridimensionare ambizioni e prospettive.