Mercato Atalanta, per arrivare a Rowe sarà sacrificato un talento

Articolo di Aldo Seghedoni

L’Atalanta accelera sul mercato, ma prima di concentrarsi sulle ultime operazioni deve superare un passaggio fondamentale della propria stagione. I nerazzurri sono impegnati questa sera, alle 20, al DVTK Stadion di Miskolc, in Ungheria, nel ritorno dei playoff di Conference League contro l’Hapoel Tel Aviv. Dopo lo 0-0 dell’andata a Bergamo, alla squadra di Sarri serve una vittoria per conquistare la qualificazione.

Un appuntamento importante anche in chiave mercato. L’accesso alla fase successiva della competizione europea consentirebbe infatti alla società di programmare una stagione con il doppio impegno e, di conseguenza, con la necessità di mantenere una rosa più ampia. In caso di eliminazione, invece, potrebbero cambiare alcune valutazioni sull’organico.

Intanto la dirigenza nerazzurra continua a lavorare per Jonathan Rowe, individuato come uno dei principali obiettivi per rinforzare il reparto offensivo. L’Atalanta avrebbe già incassato il gradimento del 23enne britannico e ora punta a trovare l’intesa con il Bologna. Per arrivare alla fumata bianca potrebbe servire un investimento complessivo vicino ai 40 milioni di euro.

Un’operazione importante che potrebbe essere finanziata attraverso una cessione altrettanto pesante. Il nome al centro delle manovre in uscita è quello di Honest Ahanor, 18enne terzino finito nel mirino del Chelsea. Il club londinese, dopo aver già acquistato Palestra dai bergamaschi a giugno per 60 milioni, sarebbe pronto a tornare a bussare alla porta dell’Atalanta.

Per Ahanor il Chelsea starebbe preparando una proposta da circa 40 milioni più bonus. Il giovane avrebbe già dato il proprio assenso al trasferimento e le posizioni tra le due società sarebbero sempre più vicine. Una cessione che permetterebbe alla Dea di realizzare un’altra importante plusvalenza e, allo stesso tempo, di reperire le risorse necessarie per l’assalto definitivo a Rowe.

Gli dicono tutti che è troppo elegante ma lui non crede sia vero. Ha sempre avuto una grande attrazione per la NBA ma l’altezza non l’ha mai supportato e così ha dovuto ben preso riporre il sogno nel cassetto di diventare un giocatore di basket professionista. Ma non considera che scrivere sia un ripiego, tutt’altro.

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