La prestazione contro il Genoa scatena la rabbia del popolo bianconero sui social. Nel mirino finiscono giocatori, Spalletti e società. C'è chi chiede un cambio radicale e chi invita a disertare lo stadio. Ma non manca chi, nonostante tutto, continua a difendere i colori juventini
La pazienza dei tifosi della Juventus sembra essere arrivata al limite. La prestazione contro il Genoa ha provocato un’ondata di proteste sui social, dove centinaia di sostenitori bianconeri hanno espresso tutta la propria amarezza per una squadra che, a loro giudizio, ha perso identità, carattere e spirito combattivo. Non è soltanto una questione di risultati. A preoccupare maggiormente i tifosi sono l’atteggiamento dei giocatori, la mancanza di idee e la sensazione che la Juventus abbia smarrito quella mentalità che per decenni ha rappresentato il suo marchio di fabbrica.
“Questa squadra non chiamatela più Juventus perché non lo è più”, scrive Silvio Sarteur, sintetizzando un sentimento che emerge in numerosi interventi. Sulla stessa lunghezza d’onda Pino Gallinica: “Ma che squadra siamo? Mai visto una così scarsa”. Ancora più amaro il commento di Bruno Vicentini, che richiama la propria lunga esperienza da tifoso: “Seguo la Juve da 55 anni e non ho mai visto una Juve così, penosa e inguardabile”. Il sostenitore chiede anche un immediato cambio di allenatore, prima che la situazione possa peggiorare ulteriormente.
A colpire è soprattutto la delusione di chi ha vissuto tante stagioni accanto alla squadra. Giuseppe Romanelli, 76 anni, confessa: “Ho 76 anni, per la prima volta mi vergogno di essere juventino, povera maglia, gloriosa”. Parole che raccontano quanto sia profonda la frattura emotiva tra una parte della tifoseria e la Juventus attuale. Le critiche coinvolgono inevitabilmente Luciano Spalletti. Diversi sostenitori chiedono un cambio in panchina, convinti che la squadra abbia bisogno di una svolta immediata. “Spalletti vattene!”, scrive Scarfo AntiproGino, mentre Giancarlo Tagani osserva: “Spalletti fossi in te preparerei le valigie”. Aldo Rosalia Giunta contesta le scelte tecniche: “Spalletti non sei capace a fare una formazione dignitosa, dimettiti”.
Non tutti, però, attribuiscono all’allenatore le maggiori responsabilità. Vittorio Giuliani propone un’analisi diversa: “La colpa non è di Spalletti, il materiale che dispone è di scarsa qualità”. Il tifoso sottolinea soprattutto le difficoltà della squadra nelle diverse fasi di gioco, arrivando a temere una stagione nelle zone basse della classifica. Anche Matilde Petaroscia invita a guardare oltre la panchina: “Il problema non sono gli allenatori ma chi va in campo e questi sono lenti, imprecisi e senza idee”. Un’opinione condivisa, almeno in parte, da Nicola Lotito, che ricorda i continui cambi tecnici degli ultimi anni: “Non è solo colpa di Spalletti, ne abbiamo cambiati 3 di allenatori in tre anni”.
Le proteste riguardano anche le prestazioni individuali. Tra i calciatori maggiormente discussi compare Andrea Cambiaso, sul quale si concentrano diversi commenti critici. “Ma Cambiaso deve giocare per forza? È inguardabile”, domanda Giacomo Damiani. Rino Mastromauro mette invece in discussione le scelte di formazione: “Zhegrova in panchina e continua a mettere Cambiaso”.
Ma la contestazione non riguarda soltanto i singoli. Marcello Parrotto individua un problema nell’atteggiamento generale della squadra: “Assoluta facilità con la quale si va sotto nelle partite già nel primo tempo, fa capire l’approccio mentale sbagliato e svogliato”. Una considerazione che riassume una delle principali preoccupazioni dei tifosi: la Juventus appare troppo fragile, incapace di reagire alle difficoltà e di imporre il proprio gioco.
Tra i commenti emerge anche una proposta di protesta concreta: smettere di frequentare lo stadio per manifestare il proprio dissenso. “Bisogna disertare lo stadio”, scrive Giuseppe Lancione. Giuseppe Alesci rilancia: “Non dovete andare più allo stadio, lo avete capito sì o no”. Gianluca Vicini racconta invece una scelta già compiuta: “Meno male che non ho rinnovato l’abbonamento, sono già tre anni”. C’è però anche chi continua a sostenere la squadra affrontando sacrifici importanti. Lino Battaglia scrive: “Una vergogna assoluta. E domenica mi aspettano 1.400 km per andare a vedere una squadra vergognosa”.
Un messaggio che mette in evidenza il contrasto tra l’impegno dei sostenitori e le prestazioni che vedono sul terreno di gioco. La contestazione non risparmia nemmeno i vertici societari. Diversi tifosi ritengono che i problemi della Juventus siano più profondi e non possano essere risolti soltanto sostituendo l’allenatore. Giuseppe Cuniglione osserva: “Siamo una provinciale ragazzi, può venire ad allenarli pure Conte, Klopp, Guardiola ecc., finché c’è Elkann e compagnia bella i risultati da anni sono questi”. Francesco Marino pone invece una domanda diretta: “Ma i dirigenti dove sono?”.
Angelo Marianeve richiama l’attenzione sulla continua instabilità tecnica: “Abbiamo cambiato più allenatori in tre anni che in 100 anni di storia”. C’è anche chi propone di ripartire completamente da zero. Claudio Nieto E Vincenza suggerisce: “Bisogna vendere tutti e far giocare la Next Gen”.
Il pessimismo sul futuro è evidente. Alcuni tifosi arrivano a temere addirittura una lotta per evitare la retrocessione. “Siamo da serie B”, commenta Antonio Gionti. “Di questo passo andiamo in serie B”, aggiunge Silvio Iengo. Alessandro Manca sintetizza il momento con poche parole: “Siamo la squadra materasso”. Fabio Acquaviva esprime la propria rassegnazione: “Penso che adesso siamo proprio alla frutta”, mentre Viviana Finello definisce la situazione “un vero disastro”. Non manca chi guarda già alle possibili soluzioni. “Ridateci CONTE”, scrive Lemmy Ian Fraser, invocando il ritorno dell’ex tecnico bianconero.
In mezzo a tanta amarezza emerge però anche la voce di chi non intende abbandonare la squadra. È ancora Matilde Petaroscia a esprimere questo sentimento: “Continuerò sempre a sostenere la mia Juve anche se a malincuore”. Una frase che racconta forse meglio di tante altre lo stato d’animo di una tifoseria profondamente delusa, ma ancora legata ai propri colori. Tra i commenti compare anche l’invito di Lucia Gamba a mantenere il confronto entro limiti civili: “Evitiamo gli insulti non servono a niente”.