Le parole di Giuseppe Commisso arrivano mentre la Fiorentina ha appena cambiato allenatore dopo aver perso le prime tre partite di Serie A.
La Fiorentina sta vivendo le settimane e i giorni in cui festeggia il proprio centenario in una situazione che è quasi semplicistico definire delicata. I viola sono infatti ultimissimi in Serie A, con tre sconfitte in altrettante partite, 1 gol a segnato a fronte di 9 subiti e un cambio di allenatore con Paolo Vanoli che ha già sostituito Fabio Grosso in panchina. Eppure Giuseppe Commisso ha ricevuto un prestigioso premio nella serata di lunedì, pronunciando parole destinate a infiammare ulteriormente la piazza gigliata.
A margine della consegna del Premio Nereo Rocco, infatti, Giuseppe Commisso ha dichiarato: “Sono onoratissimo di accettare questo riconoscimento a nome di tutti coloro che fanno parte della Fiorentina. Per noi è un momento importantissimo, l’anno del centenario. E questo premio, a mio giudizio, appartiene a chiunque abbia contribuito a scrivere la nostra storia. Tutti i presidenti, i grandi giocatori come Giancarlo Antognoni che è qui con noi stasera, le persone che hanno contribuito alle sorti del club. Io sono particolarmente emozionato, perché mio padre Rocco ha vinto questo stesso premio nel 2020. Siamo orgogliosi, e siamo orgogliosi dei primi 100 anni del club. Ora la nostra intenzione è costruire i prossimi cento anni”.
La presenza di Antognoni al Premio Nereo Rocco ha creato ulteriori pensieri a chi ha la Fiorentina nel cuore, considerando le tensioni che avevano caratterizzato i mesi precedenti. La leggenda viola aveva infatti dichiarato di non voler partecipare alle celebrazioni del centenario, tenutesi il 29 agosto al Franchi, lamentando un trattamento freddo da parte della proprietà: “Cinque anni di freddezza. Mi hanno invitato con la solita mail, nemmeno una telefonata. Magari non sarei andato comunque, ma con una telefonata forse le cose sarebbero andate in maniera diversa”. In estate, peraltro, Antognoni aveva usato toni ancora più duri dopo l’annuncio del ritiro simbolico della sua maglia numero 10: “O mi prendono in giro o pensano che sia bischero. Quel comunicato del presidente mi ha fatto imbestialire”.
Sul fronte tecnico, il cambio in panchina è arrivato dopo un inizio di stagione a dir poco catastrofico. Fabio Grosso, arrivato in estate dopo le buone esperienze al Sassuolo e ingaggiato con un contratto biennale da 1,2 milioni di euro all’anno, ha pagato un bilancio impietoso: tre sconfitte in tre partite, con il 4-0 subito all’Olimpico contro la Roma, il 3-0 casalingo contro il neopromosso Frosinone e infine la rimonta subita dal Torino al Franchi, dove i viola erano passati in vantaggio con Pellegrino prima di capitolare 2-1 con le reti di Mandragora e Adams. Una partenza che non si registrava a Firenze dalla stagione 1935-36.
Con il comunicato ufficiale diffuso nella giornata di lunedì, la società ha formalizzato il ritorno di Vanoli: “ACF Fiorentina comunica che è stata affidata a mister Paolo Vanoli la guida tecnica della Prima squadra viola. Al mister va un grande ringraziamento per aver accettato subito con entusiasmo di tornare alla guida della Prima Squadra”. Il tecnico, che la Fiorentina aveva salutato al termine della scorsa stagione nonostante la salvezza faticosamente raggiunta, si ritrova ora a gestire una situazione d’emergenza senza aver potuto partecipare al calciomercato estivo.
Proprio sul mercato, il ritorno di Vanoli ha riaperto una pista che sembrava essersi raffreddata: quella che porta a Marcelo Brozovic. Il centrocampista croato, ancora svincolato dopo l’addio all’Al-Nassr, era già stato accostato ai viola nei giorni scorsi, ma i dubbi di Grosso e la concorrenza della Lazio avevano frenato la trattativa. Ora che in panchina è tornato Vanoli, che ha bisogno di un mediano di esperienza dopo la partenza di Mandragora, il nome del classe 1992 — che in Italia ha militato nell’Inter dal 2015 al 2023, vincendo uno Scudetto, due Coppe Italia e giocando da capitano nella finale di Champions League 2023 contro il Manchester City — è tornato prepotentemente d’attualità.