Grandissima tensione a Città del Messico, il governo ha inviato la polizia in tenuta antisommossa.
Tutt’altro che tranquilli i giorni che precedono l’inizio della Coppa del Mondo di calcio che si svolgerà tra Stati Uniti, Messico e Canada: oltre ai problemi noti con la nazionale iraniana, ora l’organizzazione e la FIFA devono fare i conti con le proteste a Città del Messico.
Nelle ultime ore sono scesi in piazza migliaia di insegnanti per chiedere al governo migliori condizioni salariali. La manifestazione, indetta dalla Coordinadora Nacional de Trabajadores de la Educación (CNTE), è sfociata in gravi atti di violenza che hanno coinvolto anche alcuni simboli del Mondiale.
Sono state vandalizzate molte statue installate nei giorni scorsi che avrebbero dovuto accogliere le squadre partecipanti alla competizioni e il Segretario Generale della sezione 9 del CNTE Pedro Hernández Morales è passato alle minacce: “Un evento come il nostro viene molto prima di un po’ di distrazione e divertimento. Se non c’è soluzione, la palla non rotolerà”.
Ad alimentare la tensione c’è anche la decisione del governo di anticipare la chiusura delle scuole dal 15 luglio all’11 giugno per liberare le città e gestire l’afflusso dei tifosi che arriveranno in Messico. Secondo molti insegnanti è stato anteposto l’interesse economico al diritto allo studio.