Roberto Mancini fa il bis da commissario tecnico della nazionale italiana: c’è un precedente da brivido

Articolo di Nicola Lama

Lo jesino torna a sedersi sulla panchina degli Azzurri. Ma in tanti non dimenticano come andò a finire con il Lippi atto II.

Il Roberto Mancini-bis appena varato ricorda quello relativo a Marcello Lippi, che tornò sulla panchina della Nazionale nel luglio 2008, succedendo a Roberto Donadoni al termine degli Europei andati in scena in Austria e Svizzera. L’obiettivo della Figc era avviare un nuovo ciclo di successi con il viareggino, facendo leva sull’entusiasmo del titolo mondiale conquistato a Berlino nel 2006 alla guida di Fabio Cannavaro e compagni.

Tuttavia, la seconda esperienza di Lippi alla guida degli Azzurri si concluse con una grandissima delusione: ai Mondiali del 2010 disputati in Sudafrica l’Italia fu eliminata già nella fase a gironi, chiudendo dietro Paraguay, Slovacchia e Nuova Zelanda, non esattamente tre potenze planetarie.

La storia si ripete, dunque, anche se con presupposti diversi. Mancini torna sulla panchina azzurra dopo una prima parentesi tutt’altro che priva di meriti: con il 60,66% di vittorie è al quarto posto nella classifica storica dei commissari tecnici con almeno venti panchine, e resta l’unico allenatore ad aver conquistato più medaglie in competizioni ufficiali FIFA e UEFA alla guida della Nazionale, con quattro podi complessivi tra l’oro all’Europeo 2020, due bronzi in Nations League e l’argento nella Finalissima contro l’Argentina del 2022.

Il contesto del suo ritorno, però, è segnato da polemiche e turbolenze. La FIGC ha vissuto settimane di caos: Paolo Maldini e Leonardo hanno incassato i no di Carlo Ancelotti e Pep Guardiola, poi hanno puntato su Andrea Pirlo, salvo vedersi bloccare la scelta dal presidente federale Giovanni Malagò a causa della collaborazione dell’ex centrocampista con un’agenzia di scommesse russa come global ambassador. Il doppio passo indietro dei due dirigenti ha quindi spianato la strada alla nomina di Mancini, ufficializzata dallo stesso Malagò.

Una scelta che ha scatenato reazioni durissime. Un sondaggio della Gazzetta dello Sport, che ha raccolto oltre 26.000 votanti in poche ore, ha registrato l’86% dei voti contrari al tecnico jesino, con la ferita del clamoroso addio del 2023 — quando lasciò la Nazionale per accettare la ricchissima offerta dell’Arabia Saudita — ancora ben aperta. Tra i presidenti di Serie A, che avevano indicato in Antonio Conte la figura ideale da cui ripartire, la battuta circolata a margine del Consiglio federale è emblematica: “Nasce la Nazionale, sezione Roma Nord”, con riferimento all’amicizia che lega Malagò al nuovo ct.

Non mancano, tuttavia, voci favorevoli. Cesc Fabregas, tecnico del Como, si è distinto come uno dei pochi a esporsi pubblicamente in difesa della scelta: “Mancini è una persona onesta e vincente, ha vinto tanti trofei e le sue squadre offrono un calcio propositivo. Ho apprezzato moltissimo l’Italia campione d’Europa nel 2021 e sono contento sia tornato. A me non interessa quello che è accaduto tre anni fa”. Anche il figlio Andrea, direttore sportivo del Cesena, ha parlato di forte motivazione paterna: “Vuole ripulire l’immagine del suo addio all’Italia. Ha il desiderio di cancellare la delusione per queste tre mancate qualificazioni”.

Sul campo, il primo banco di prova sarà la Nations League, con l’Italia inserita nel Girone 1 della Lega A insieme a Francia, Belgio e Turchia. Un calendario impegnativo, che non concede margini di errore a una Nazionale chiamata a ritrovare identità e continuità, e a un commissario tecnico che, come Lippi nel 2008, dovrà dimostrare che i ritorni possono riservare sorprese migliori rispetto a quanto il precedente storico lasci presagire.

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