Altri problemi a pochi giorni dal via della rassegna iridata in Nord America: la polizia di frontiera è intervenuta a Chicago
Non solo Iran: anche l’arrivo dell’Iraq negli Stati Uniti in vista dei Mondiali 2026 è stato più che mai turbolento. Secondo quanto riporta il Guardian, una delle stelle della squadra, l’attaccante Aymen Hussein, è stato fermato dalla polizia di frontiera in aeroporto a Chicago e sottoposto ad un lunghissimo interrogatorio.
Aymen Hussein è stato separato dalla selezione irachena, atterrata a Chicago sabato mattina, ed è stato trattenuto per ben sette ore in una stanza in aeroporto, per essere sottoposto ad una serie di domande. Aymen Hussein, che ha segnato la rete decisiva contro la Bolivia nel play-off mondiale, è un simbolo della squadra: suo padre è morto nel 2008 combattendo contro Al Qaeda, mentre suo fratello fu ucciso dall’Isis anni dopo.
Hussein è stato infine autorizzato a entrare, ma al fotografo della squadra, Talal Salah, è stato invece impedito l’accesso agli Stati Uniti: lo ha dichiarato un funzionario che lavora per il Comitato Olimpico Iracheno e ha stretti contatti con la squadra. Sull’accaduto non è arrivato alcun commento immediato da parte della Federazione calcistica irachena, né da parte di Hussein. Neanche l’Immigration and Customs Enforcement (ICE) e il Dipartimento per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti hanno risposto immediatamente alle richieste di commento sull’interrogatorio, riportano i media iracheni. L’Iraq è inserito in un girone molto impegnativo con Francia, Senegal e Norvegia.
Sul fronte Iran intanto arrivano novità incoraggianti: la selezione di Teheran è partita alla volta del Messico, dove alloggerà a Tijuana. I visti per gli Stati Uniti sarebbero arrivati tutti, secondo quanto ha dichiarato un funzionario della Casa Bianca.