CR7 molto criticato in patria dopo la sua prestazione insufficiente con la Repubblica Democratica del Congo.
Cristiano Ronaldo è finito nel mirino in patria dopo la sua prestazione negativa nella partita d’esordio dei Mondiali 2026 contro il Congo. In Portogallo la questione è ormai sul tavolo ed è inevitabile parlarne: CR7 è una leggenda vivente ma in campo ha evidenti difficoltà e in tanti chiedono un cambiamento. Il quotidiano A Bola in uno dei suoi editoriali ha criticato apertamente Ronaldo, pur rispettandone la sua incredibile storia e il ruolo fondamentale che ha avuto per far crescere il Portogallo negli ultimi 20 anni: “L’intero Paese gli è debitore. Proprio per questo, fa male assistere alla fine di un’era. A 41 anni, Cristiano non è più il giocatore che era a 31. Non potrebbe esserlo. Il tempo, un avversario invincibile, colpisce tutti noi, e ancor di più gli atleti professionisti, a prescindere dalla loro grandezza”.
Secondo l’editoriale di A Bola, ci sono diversi colpevoli per la situazione imbarazzante che si è venuta a creare: “Il primo responsabile di questa situazione è Cristiano stesso, per non aver capito che, per quanto difficile da accettare, è giunto il momento per lui di ritirarsi dalla squadra. Il secondo è Roberto Martínez, che, sottomesso, non ha mai dimostrato la capacità o l’autorità per gestire questa transizione nel modo che l’interesse collettivo richiedeva. Il condizionamento psicologico e tattico causato dalla presenza di Ronaldo è ancora visibile. Molti giocatori lo cercano eccessivamente, molte azioni finiscono per essere costruite intorno a lui e la squadra perde spontaneità. L’amichevole contro il Cile ne è un chiaro esempio. Dopo che Cristiano ha lasciato il campo all’intervallo, il Portogallo è diventato più mobile, più imprevedibile e alla fine è riuscito a sbloccare il risultato. Non si tratta di mancare di rispetto a una leggenda. Si tratta di riconoscere una realtà competitiva”.
“Esiste anche una terza responsabilità – continua a Bola – : quella di coloro che circondano Cristiano Ronaldo e continuano ad alimentargli la falsa idea che possa ancora caricarsi la Nazionale sulle spalle da solo, come è accaduto tante volte negli ultimi due decenni. Non può. Né lui, né nessun altro”.
Quindi l’appello: “Cristiano Ronaldo non ha più nulla da dimostrare. Né al popolo portoghese, né al calcio, né a se stesso. La sua statura storica è garantita per sempre. È giunto il momento di lasciare il palcoscenico con la stessa grandezza con cui vi è entrato. Per rispetto verso se stesso, i suoi compagni di squadra, la Nazionale, il Club che lo ha formato – il grande Sporting Clube de Portugal -, per dare un esempio alle migliaia di bambini che stanno muovendo i primi passi nel mondo del calcio e che lo idolatrano, e per rispetto verso i milioni di portoghesi che sono cresciuti ammirandolo”.