“PSG e Bayern fanno un altro sport”: il calcio italiano finisce ancora nel mirino delle critiche

Articolo di Francesco Lucivero

La spettacolare semifinale d'andata di Champions League ha sollevato nuovi interrogativi sul livello del pallone nostrano.

La notte del Parco dei Principi ha lasciato un segno profondo non solo nella storia della Champions League, ma anche nell’umore dei tifosi italiani. Perché mentre PSG e Bayern Monaco hanno dato vita a un 5‑4 che è sembrato uscire da un videogioco, in Serie A il match più atteso della scorsa giornata, Milan‑Juventus, si era chiuso con uno 0‑0 povero di emozioni. E così, sui social, il confronto è diventato inevitabile. E impietoso.

I numeri parlano chiaro, per quel che riguarda il ritmo e l’intensità del gioco. Secondo le statistiche registrate dall’UEFA, i giocatori del PSG hanno tentato 28 dribbling, riuscendo nel loro intento in 11 occasioni, mentre quelli del Bayern hanno provato 27 volte a saltare l’uomo, con 17 tentativi concretizzati. In Serie A, la media per squadra è di 14,4 dribbling tentati e 6,2 riusciti a partita. Discorso simile per quanto concerne i tocchi del pallone nell’area avversaria: 72 in totale al Parco dei Principi (ben 52 da parte del Bayern), 43,7 di media in Serie A.

A Parigi si è assistito a ribaltamenti continui, accelerazioni, giocate individuali e un livello tecnico altissimo, a San Siro si era invece visto un calcio prudente, bloccato, quasi timoroso di sbagliare. “Guardate cosa fanno all’estero”, si legge sui social. “Loro fanno 5‑4, noi non tiriamo in porta per 90 minuti”. “In Champions si gioca a un altro sport. In Italia si gioca per non perdere”.

Il pubblico italiano non contesta solo il risultato, ma l’atteggiamento: la sensazione che le grandi partite di Serie A, salvo poche eccezioni, siano diventate esercizi di prudenza, dove il primo obiettivo è evitare l’errore piuttosto che creare qualcosa. La semifinale di Parigi è stata l’esatto opposto: nove gol, due rimonte, giocate individuali, squadre che cercano e accettano l’uno contro uno, ritmi altissimi per 90 minuti. Kvaratskhelia, Dembelé, Olise, Kane, Luis Diaz: tutti hanno provato a vincerla, nessuno ha avuto paura di perderla.

“Il punto non è chiedere alla Serie A di avere un 5‑4 ogni settimana – spiega un appassionato nei commenti del post ufficiale pubblicato sul profilo della Champions League -. Il punto è un altro: perché le nostre big non riescono più a produrre partite vive, intense, tecniche, spettacolari? Mancano coraggio, qualità nelle scelte, libertà di rischiare”.

PSG‑Bayern, insomma, si propone come un manifesto del calcio moderno, contraddistinto da velocità, talento e imprevedibilità. Un unicum, forse, che però finisce per sollevare domande sempre più pressanti nel contesto del calcio italiano.

Nato nel 1986, giornalista pubblicista e speaker radiofonico appassionato di comunicazione sportiva e culturale. Nell'ambito di collaborazioni con importanti editori italiani, oltre che di uffici stampa, realizza articoli, interviste e contenuti per web, radio, televisione e social media.

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