Tra Aradori e Torino è rottura e polemica

"Il gioco al rialzo - fa sapere l'Auxilium Fiat - non è nel nostro stile, per cui usciamo dalla trattativa".

5 Luglio 2017

Pietro Aradori-Torino non s’ha da fare: rottura e polemica.

"Siamo rammaricati di comunicare che la trattativa con il procuratore del giocatore Aradori, conclusasi positivamente il 3 luglio grazie all'accettazione da parte della Fiat di tutte le condizioni proposte dal procuratore stesso, è improvvisamente sfumata. Aspettavamo il giorno successivo la firma del giocatore sul contratto e sono arrivate invece nuove richieste, nonostante l'accordo già raggiunto la sera precedente. Il gioco al rialzo non è nel nostro stile, per cui usciamo dalla trattativa" si legge in una nota del club piemontese.

Intanto Giancarlo Fercioni, regista principe di Sky per quanto riguarda il basket, per Sportal.it fa un’analisi della situazione della pallacanestro italiana, con particolare attenzione agli impianti che ospitano le partite e alle riprese televisive. "Buio e controbuio, Per i giocatori di poker il messaggio è chiaro, così come per chi segue il basket in questo momento: il lancio di un campionato in cui ritorna una grande firma che deve dimostrare di essere ancora grande, la Virtus Bologna e quella apparentemente più grande (anche la stagione scorsa) che si è sgonfiata sul finir della stagione passata, Milano - evidenzia Fercioni -. Poi c’è la squadra campione in carica che è costretta a dimostrarsi tale, cioè la cosa più difficile per la Reyer Venezia e l’outsider Trento che sta ripartendo sembra col piede giusto, cioè quello delle riconferme. Dietro ci sono movimenti da fare invidia a Calciomercato per il numero di nomi in gioco, non per le cifre, che qui sono alte ma molto più umane, con alcuni casi di grande risonanza quali la collocazione e la ricostruzione di un Alessandro Gentile, il rientro di Mussini e i rinforzi per le squadre che parteciperanno a Coppe e Coppette. Tutto questo in impianti che non sembrano mostrare novità. Certo, c’è la situazione Pianella 2.0, che però trattandosi di Cantù che è già recidiva con la piramide di Gregotti e il PalaTurra, fa stare i suoi tifosi con le dita incrociate anche dei piedi. Reggio Emilia insiste con i lifting alla vecchia signora PalaBIgi, che sempre vecchia signora rimane e mantiene (capienza a parte) la sua veneranda età. La Virtus, nonostante la possibilità di giocare in uno dei migliori impianti italiani, a Casalecchio, pare insista nel giocare nel mitico (ma sottodimensionato) PalaDozza e le altre squadre navigano a vista negli stessi impianti di sempre, dove si danno due mani di vernice, dieci poltroncine imbottite, tre tende per schermare il sole nelle partite diurne e si vendono per nuovi. Il controbuio è dato dallo scoprire chi proporrà sui media, televisione, radio e web le partite e come. Le finali sono li da rivedere, se uno ha il coraggio di farlo, e non per l’intensità e la qualità del gioco ma per il modo slegato e spesso poco comprensibile delle riprese".

"Continuo a sostenere che per fare uno sport di squadra occorre una regia di squadra, in cui ognuno abbia un ruolo che conosce bene , in modo da raccontare quello che succede nel modo più chiaro possibile. Un medico è un medico e per medicare un taglio in pronto soccorso va bene, però se un paziente deve essere operato al cuore, forse è meglio che ci metta le mani un cardiochirurgo piuttosto che un ortopedico, con tutto il rispetto….", la zoomata finale del regista.

©Simone Lucarelli

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