L’urlo di Boban Jankovic angoscia ancora oggi: mai nel basket una tragedia del genere

Articolo di Flavio Brambilla

Il 28 aprile 1993, durante una sfida playoff contro il Panathinaikos, la sua vita cambiò per sempre.

Slobodan Janković, per tutti “Boban”, era considerato uno dei talenti più puri del basket jugoslavo. Fin da ragazzo gli ripetevano che sarebbe arrivato in NBA: aveva tecnica, visione di gioco e movimenti raffinati spalle a canestro, tipici della grande scuola slava. Dopo gli anni alla Stella Rossa di Belgrado, nel 1992 si trasferì al Panionios di Atene, dove divenne rapidamente uno dei giocatori più amati del campionato greco.

Il 28 aprile 1993, durante una sfida playoff contro il Panathinaikos, la sua vita cambiò per sempre. In una partita tesissima, Janković segnò un canestro importante che avrebbe riavvicinato il Panionios, ma l’arbitro fischiò sfondamento, assegnandogli il quinto fallo. Accecato dalla rabbia, il serbo colpì violentemente con la testa il sostegno del canestro. L’impatto fu devastante: frattura della terza vertebra cervicale e grave lesione al midollo spinale. La drammatica immagine dello slavo che urla per il dolore fa malissimo solo a guardarla e infatti noi abbiamo scelto di non pubblicarla, benché ormai priva di copyright. La diagnosi fu immediata: tetraplegia.

Da quel momento la sua esistenza cambiò radicalmente. Non poté più camminare e dovette affrontare anni difficili, segnati dal dolore fisico e dalla dipendenza dagli altri anche per i gesti più semplici. Nonostante tutto, non si allontanò mai dalla pallacanestro. Continuò a seguire il basket, allenò giovani giocatori e trovò nel figlio Vladimir la forza per andare avanti. Sarà proprio Vladimir, diventato a sua volta cestista professionista in Grecia, a raccogliere idealmente l’eredità del padre.

Negli ultimi anni le sue condizioni peggiorarono progressivamente. Morì il 28 giugno 2006, a 42 anni, durante una gita in barca in Grecia, colpito da un infarto. La sua figura resta ancora oggi profondamente legata al Panionios: i tifosi continuano a ricordarlo con cori e striscioni, simbolo di un talento straordinario spezzato troppo presto.

Laureato in Lettere Moderne, ama redigere articoli di tutti gli sport con grande attenzione alle statistiche. In particolare, è appassionato di basket e di ciclismo, una passione trasmessa dal nonno che era stato gregario di Gino Bartali.

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