"La Virtus - ha detto - potrebbe essere una squadra di sviluppo dove mandare i giocatori a maturare un anno".
Mentre a Roma, e nelle stanze dei bottoni della pallacanestro italiana si parla dell’approdo nella Capitale di almeno una nuova entità (Vanoli ha già ceduto il titolo sportivo), c’è anche il basket giocato con Virtus e Luiss che stanno giocando i play off per salire in Serie A2. “Sarei molto contento se la Virtus 1960 fosse promossa – ha detto Valerio Bianchini, intervistato da Il Messaggero -. Sarebbe una corrispondenza per il futuro e potrebbe essere una squadra di sviluppo dove mandare i giocatori a maturare un anno”. Frasi non gradite a parte dei tifosi della Virtus che, come del resto i loro dirigenti, non vogliono assolutamente un ruolo satellitare nel panorama della palla a spicchi italica. A Roma il Vate ha allenato e vinto scudetto, Coppa dei Campioni e Coppa Intercontinentale.
Il presidente della Virtus Roma 1960, Massimiliano Pasqualini, ha risposto a muso duro alle voci su un possibile ruolo ancillare del club capitolino: “Noi siamo la storia e vogliamo onorarla sul campo. Non capisco la logica di alcune scelte, stiamo per annunciare l’ingresso di un importante socio straniero e di un progetto che vuole riportare la Virtus in serie A a breve, là dove le compete. Il resto non è sport, ma una compravendita lontana dalla tradizione e dallo spirito di appartenenza che stiamo provando a far rinascere a Roma”, ha dichiarato al Corriere della Sera. Un messaggio che riflette anche il sentimento del tifo storico bianconero, convinto che una squadra nella Capitale ci sia già e vada sostenuta.
Il quadro degli impianti rende il tutto ancora più complicato. Virtus e Luiss condividono attualmente il Palazzetto dello Sport, il PalaEur, ma nella prossima stagione l’impianto sarà disponibile soltanto per sei giornate, senza contare le ambizioni della Roma Volley femminile. Un rompicapo logistico destinato ad aggravarsi ulteriormente se a Roma dovessero davvero convivere due o addirittura tre realtà di alto livello.
Sul fronte Vanoli, il presidente Aldo Vanoli ha spiegato le ragioni di una scelta sofferta: “La decisione non è maturata con leggerezza, ma con grande attenzione e difficoltà, consapevole del significato che questo passaggio comporta per il territorio cremonese e per tutte le persone che in questi anni hanno accompagnato il nostro percorso”. Vanoli ha ricordato come negli ultimi mesi siano state esplorate diverse soluzioni per mantenere la società a Cremona, ma che nessuna si sia concretizzata: “Si è invece concretizzata una manifestazione di interesse da parte di importanti investitori stranieri che hanno espresso la volontà di sviluppare il nostro progetto nella città di Roma con una visione ambiziosa e di lungo periodo”. Il Consiglio Federale ha ritenuto l’istanza provvista dei requisiti di meritevolezza, subordinandone l’accoglimento al rispetto degli obblighi previsti dal manuale delle licenze per la partecipazione al campionato di Serie A 2026/2027.
Non va dimenticato che Bianchini, nelle settimane precedenti, era già finito al centro delle polemiche per alcune sue uscite pubbliche sul tema dei trasferimenti delle franchigie. Prima aveva paragonato ironicamente l’arrivo del basket a Roma al “ratto delle Sabine” di romoliana memoria, poi aveva difeso apertamente il meccanismo dei trasferimenti ricordando che “le società che dovessero consentire il trasferimento ad altra sede verrebbero lautamente rimborsate”. Parole che avevano scatenato la reazione furibonda dei tifosi di Trieste, salvo poi essere parzialmente ammorbidite dal tecnico bergamasco, che aveva voluto precisare come il suo pensiero fosse mosso anche dalla preoccupazione per le sorti della piazza giuliana: “Sarebbe terribile. Parliamo di una piazza storica, che ha passione e quasi 5.000 abbonati”.