"La pallavolo è stata il mio primo amore. Mi ha reso la persona che sono oggi, insegnandomi valori come il sacrificio, la disciplina e la dedizione"
“La pallavolo è stata il mio primo amore. Mi ha reso la persona che sono oggi, insegnandomi valori come il sacrificio, la disciplina e la dedizione”. Così Stefania Corna, morta ieri a soli 35 anni, portata via da un tumore, si descriveva su Instagram, ricordando il suo passato in serie A1, da alzatrice di squadre come Bergamo, Casalmaggiore e Scandicci.
Poi era arrivata una seconda vita. Una vita nella quale la pallavolo non era più il lavoro, ma continuava a essere una parte fondamentale della sua identità: “Mi ha permesso di girare il mondo, vincere medaglie con la Nazionale, incontrare persone fantastiche e imparare il valore del duro lavoro”. Stefania aveva trasformato un’altra passione nella sua professione ed era diventata insegnante d’inglese: “Le lingue sono diventate presto la mia passione. Negli anni ho scoperto una predisposizione nell’aiutare gli altri e ho deciso di sviluppare il mio talento”.
“Negli ultimi anni ho anche lavorato nelle scuole e scoperto un lato di me che non conoscevo: amo insegnare ai bambini”. Una vita raccontata sui social attraverso fotografie, famiglia, lavoro e progetti. Una vita nella quale Stefania non dimenticava di ringraziare chi le stava accanto, ma anche se stessa. “Ringrazio i bambini per essere delle bellissime pagine bianche da colorare. Ringrazio me stessa, per la forza che ho e per la determinazione nel portare avanti i miei progetti”.