Julio Velasco: appello a Federica Brignone e riferimento molto toccante

Articolo di Flavio Brambilla

"Le donne spesso hanno una forza maggiore degli uomini. A Plaza de Mayo sfilavano le madri, non i padri" ha detto.

“Vorrei far incontrare Federica Brignone alle mie giocatrici, meglio ancora se quelle della Nazionale: la sua capacità di superare i limiti è d’esempio. Le donne spesso hanno una forza maggiore degli uomini. A Plaza de Mayo sfilavano le madri, non i padri”. A dirlo, a Trento, nella kermesse organizzata dalla Gazzetta dello Sport, è stato il commissario tecnico della nazionale italiana femminile di pallavolo Julio Velasco: particolarmente toccante il riferimento alle madri argentine dei desaparecidos dato che il fratello minore dell’allenatore, Luis, nel 1977 venne rapito dai militari e rilasciato dopo due mesi e mezzo in cui venne torturato.

Il riferimento a Brignone non è casuale: la sciatrice valdostana sta affrontando un percorso di recupero dopo l’operazione alla gamba sinistra che ne ha segnato l’estate. Proprio in questi giorni la campionessa azzurra ha dichiarato di sentirsi “molto meglio”, con l’obiettivo di tornare sugli sci a novembre e di arrivare ai prossimi Mondiali “nella condizione migliore possibile”. Una storia di resilienza e determinazione che evidentemente non è sfuggita all’occhio attento di Velasco, sempre alla ricerca di modelli capaci di ispirare le sue atlete.

Il tecnico argentino, intervenuto anche ai microfoni del Corriere del Trentino, ha colto l’occasione per riflettere più in generale sul concetto di invincibilità nello sport: “Onestamente non la amo troppo, perché lo sport per natura crea miti e non dobbiamo esagerare nel calcare la mano. Nessuno è invincibile e credo che per i giovani in particolare l’invincibilità non sia una buona aspirazione”. Un monito che suona anche come elaborazione della recente sconfitta dell’Italvolley femminile nella finale degli Europei, dove le Azzurre — campionesse olimpiche e mondiali in carica — si sono arrese alla Turchia di Daniele Santarelli per 3-2 a Istanbul lo scorso settembre.

Velasco ha poi commentato con equilibrio la reazione del pubblico italiano al ko europeo: “È stato accolto con più buon senso dai tifosi, la gente sta imparando a capire che le partite possono essere perse. E questo penso sia dovuto al fatto che ci sono sempre più praticanti e non solo tifosi. Quando fai sport, a qualsiasi livello, capisci che a volte una partita può andare male anche quando ci metti tutta la tua voglia”. Parole che fotografano una maturità crescente della cultura sportiva italiana, a cui Velasco ha contribuito in maniera determinante con il suo lavoro sulla Nazionale femminile.

La poliedricità intellettuale del tecnico argentino era del resto già emersa lo scorso anno, quando aveva accettato l’invito del ct dell’Italrugby Gonzalo Quesada a trascorrere una giornata di lavoro con la Nazionale maschile di rugby a Verona. In quell’occasione Velasco aveva condiviso la sua filosofia sulla gestione del gruppo: “La prima cosa è che noi dobbiamo convincere i giocatori: fanno tutto loro in campo. Se non riusciamo a convincerli, le cose non funzionano”. Un principio universale che, evidentemente, Velasco applica con la stessa coerenza sia in palestra che nei palazzetti di tutta Europa.

Laureato in Lettere Moderne, ama redigere articoli di tutti gli sport con grande attenzione alle statistiche. In particolare, è appassionato di basket e di ciclismo, una passione trasmessa dal nonno che era stato gregario di Gino Bartali.

TG SPORT


Articoli correlati