La sciatrice bergamasca ha parlato del suo momento e del suo futuro in una intervista
Sofia Goggia in una intervista al Corriere della Sera ha parlato della sua carriera e della sua vita, a cominciare da quello che l’ha resa più orgogliosa quest’anno, la laurea alla Luiss: “È stato un “viaggio” impegnativo, anche per le regole della Luiss: gli esami, per dire, vanno sostenuti in presenza. Così mi è capitato di darne uno dopo le gare di St. Moritz e prima di quelle di Val d’Isère. Al lunedì ero a Roma, il martedì sera ero già in Francia. Ho esplorato il senso, le dinamiche, a volte le contraddizioni dei Giochi. Alla fine ho capito la loro immutata importanza, visto che determinano svolte decisive per le città che li ospitano. Sono ancora un modello? Per me sono un modello perpetuo”.
A Sofia è spiaciuto non partecipare alle lezioni: “Avrei voluto vivere la contaminazione rispetto alle loro idee. Questo mi è mancato. Ma l’avevo messo in conto e comunque studiare all’università, anche se all’inizio è stato complicato perché ho dovuto recuperare un metodo di lavoro, è stato bellissimo”.
La stagione è stata positiva, anche se sotto alle sue attese. La medaglia di bronzo e la Coppa del Mondo di SuperG sono stati ottimi risultati: “Ma taglio corto e sintetizzo: spesso ho avvertito una pressione esagerata. E non ero io a mettermela addosso”. Ora il cambio di staff, con Gianluca Rulfi che tornerà ad essere la figura di riferimento: “Coordinerà sempre la Nazionale rosa, salvo seguire di nuovo me in particolare: mi trasmette equilibrio e serenità”.
Sul futuro le parole più nette: “Il 15 novembre compirò 34 anni. Quanto andrò avanti? Non so, di sicuro non sono più disposta a sopportare le conseguenze di un grave incidente come quello al piede: ecco, se potessi cancellerei quel giorno. Quindi rischierò di meno? In assoluto no, ma sono diventata più accorta. Il fine carriera non è definito: per restare in tema… gallina vecchia fa buon brodo”.