La fuoriclasse bergamasca spiega senza troppi giri di parole da cosa ha avuto origine l'idea di conseguire una laurea.
Campionessa nello sport ma anche davanti ai libri: Sofia Goggia, nel corso del FISI Media Day di martedì, non ha parlato solo della sua esperienza sugli sci che tante soddisfazioni ha portato a se stessa e agli appassionati italiani, ma anche del percorso di studi affrontato in parallelo con l’attività sportiva, che l’ha portata al recentissimo conseguimento della laurea in Scienze politiche alla Luiss di Roma.
“Ero davvero emozionata al momento di discutere la mia tesi triennale – ha rivelato la fuoriclasse azzurra -. È stato un bel percorso, che ho deciso di intraprendere parallelamente all’attività sportiva anche durante l’anno olimpico: l’ho fatto perché sentivo il bisogno di esplorare qualcosa che andasse oltre i confini di questa professione bellissima e totalizzante, alla quale ho dedicato tutta la mia vita”.
“Dentro di me – ha affermato ancora Goggia – sentivo che lo sci non bastava, che avevo bisogno di qualcosa in più. Sono molto contenta di aver avuto il coraggio di iniziare un percorso di studi, e mi auguro che anche tanti altri atleti possano trarre ispirazione dal mio esempio, come io stessa mi sono ispirata a molti altri colleghi, decidendo di affiancare alla carriera sportiva un cammino diverso. Si può fare”.
Sofia Goggia è reduce da una stagione nel complesso soddisfacente: il 2025-2026 le ha regalato infatti la quinta Coppa del Mondo di specialità in carriera (la prima nel Super-G, disciplina in cui ha vinto le sue tre gare stagionali, dopo le quattro di discesa fra il 2018 e il 2023), il terzo posto nella CdM generale (eguagliato il miglior risultato personale) e il bronzo in discesa libera a Milano Cortina 2026, terza medaglia a Cinque cerchi dopo l’oro di Pyeongchang e l’argento di Pechino, sempre nella regina delle gare di velocità.
Nonostante i tanti impegni in giro per il mondo, ha tenuto fede anche alla sua voglia di conseguire la laurea, completando il percorso di studi con una tesi in cui ha fissato le varie edizioni dei Giochi Olimpici come punto di riferimento storico-politico dell’ultimo secolo e mezzo.