"Tutto si è risolto in pochi minuti, forse meno di 25" ha spiegato Marco Lollobrigida dopo le polemiche.
Nelle scorse ore è montata una grossa polemica relativa alla gestione del Mondiale di ciclismo da parte della Rai, che quando mancavano circa 38 km al traguardo, in un momento in cui la corsa si stava infiammando con i tentativi di Van der Poel e Roglic di sorprendere il gruppo, ha interrotto la trasmissione per dare la linea al Tg2.
Agli appassionati è stata data la possibilità di continuare a seguire la corsa su RaiPlay 3 ma in pochi sono riusciti ad accedere allo streaming. Intervenuto al Corriere della Sera, il direttore di Rai Sport Marco Lollobrigida ha provato a tamponare: “Abbiamo spostato come previsto la diretta su RaiPlay 3, dove evidentemente c’è stato un problema di sovraccarico di utenza”.
“L’azienda mi ha spiegato che tutto è stato risolto in pochi minuti, forse meno di 25, mi dispiace davvero per i colleghi che stavano facendo un ottimo lavoro e per tutti gli appassionati” ha dichiarato Lollobrigida, costretto ad intervenire sulla questione data la grande ondata di critiche.
Sui social utenti, appassionati e addetti ai lavori hanno espresso tutta la loro rabbia. Tra questi anche Paolo Viberti, storico inviato di Tuttosport e giornalista di lungo corso, che non ha fatto sconti all’emittente pubblica: “L’iride dei professionisti di ciclismo lo vince un americano della UAE, al primo successo nella stagione, Brandon McNulty, ma lo perde in modo clamoroso la Rai, che nei momenti fondamentali della corsa sospende la diretta per mettere in onda il telegiornale di regime che su Rai2 dura 40 minuti!”.
“E così, quando il collegamento ritorna in Canada (nel frattempo per tutti gli appassionati è stato impossibile sintonizzarsi su RaiPlay tre, come annunciato in cronaca) la corsa si è già decisa, perché mancano soltanto 15 km all’arrivo! Viva il servizio pubblico e il pagamento del canone! Negli ultimi cinquant’anni, il mondiale professionisti uomini di ciclismo non era mai stato così maltrattato dalla TV di Stato! Vergogna!”.