Sonego, un talento che pochi altri tennisti italiani hanno avuto

Le parole di Gipo Arbino, intervistato da Betway

13 Gennaio 2022

Sono ben tre i tennisti azzurri che sono finiti nella top 30 del ranking mondiale. Un risultato importantissimo, che sicuramente rende merito al grande momento del tennis italiano. I tre atleti in questione rispondono ai nomi di Lorenzo Sonego, Matteo Berrettini e Jannik Sinner.

Se di Berrettini e Sinner si è parlato tantissimo, in realtà si sente fin troppo poco fare riferimento a Sonego come uno dei modelli da seguire per i giovanissimi che, oggigiorno, vorrebbero cominciare a fare tennis a livello professionistico. Questi tre tennisti hanno in comune un aspetto, come sottolineato nel corso di un articolo pubblicato sul blog L’insider, ovvero il fatto di avere un rapporto stabile con il loro allenatore storico.

Sia Berrettini che Sinner, ma anche Sonego, infatti, hanno deciso di non cambiare mai allenatore, giurando la massima fedeltà a tutti quei maestri che li hanno seguiti fin da quando erano solamente dei bambini. Un percorso unico insieme per raggiungere il gotha del tennis mondiale.

L’intervista con coach Gipo Arbino

Il blog del leader dei pronostici tennis Betway, ha realizzato un’interessante intervista che vede come protagonista Gipo Arbino, ovvero proprio il coach storico che ha letteralmente cresciuto, dal punto di vista sportivo si intende ovviamente, Lorenzo Sonego. Con Il tennista azzurro, infatti, Arbino lavora da oltre un decennio, praticamente da quando Sonego ha preso per la prima volta volta in mano la racchetta.

Un rapporto che si sviluppa dal momento in cui Sonego aveva solamente 11 anni. Come è nato? Grazie al consiglio di un amico del papà di Lorenzo: una classica intuizione che si è rivelata decisamente preziosa. Sono bastati pochi sguardi per comprendere come in quel ragazzino ci fosse un discreto talento. Le attitudini erano notevoli, anche se inevitabilmente il fisico portava con sé dei limiti.

Il percorso con Sonego è iniziato proprio da quel momento, ma non ha nulla a che vedere con quello che è successo, ad esempio, con Jannick Sinner. Non c’era un talento tale per cui si poteva pensare di avere di fronte un fenomeno, ma solo con il lavoro, l’impegno e tanti sacrifici sarebbero potuti arrivare dei risultati importanti.

Le difficoltà e gli ostacoli da affrontare per diventare tennista professionista

Nel momento in cui Lorenzo è stato visionato per la prima volta da Gipo Arbino, l’intuizione avuta da quest’ultima è stata quella di efefttuare un semplice calcolo. Contando che padre e madre di Lorenzo sono particolarmente alti, e che quest’ultimo ha sempre avuto una grande rapidità di piedi e una notevole coordinazione, ha subito capito che, lavorando e migliorando in allenamento, si poteva fare un bel percorso.

Non è facile lasciare un’impronta su ragazzi così giovani e stare al loro fianco nel corso del processo di crescita. Inizialmente, anche per Lorenzo è valsa la stessa regola, l’obiettivo è stato quello di affrontare una buona mole di tornei open. Come accade con tante altre situazioni, non c’era grandi possibilità dal punto di vista economico e, di conseguenza, non sono mai stati previsti investimenti particolarmente gravosi sotto questo profilo.

Proprio l’impossibilità di fare dei grandi viaggi ha precluso, a Sonego come a Berrettini, d’altra parte, di prendere parte a una classifica ITF in ambito junior. Con il passare del tempo e con il lavoro, Lorenzo ha fatto miglioramenti importanti, giocando e viaggiando, senza nemmeno avere il tempo di sentire la lontananza da casa quando si assentava per diversi mesi.

Il talento e il talento, secondo Arbino, sono parti del medesimo bagaglio necessario per raggiungere la top 100 del ranking mondiale. Si deve lavorare sulle basi tecniche, ma poi la differenza la fanno le doti naturali, su tanti aspetti, come ad esempio velocità, tempistiche di reazione, apprendimento rapido e intuito.

©Getty Images

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