Omar Camporese spiega la crescita di Jannik Sinner

Omar Camporese spiega la crescita di Jannik Sinner

Omar Camporese, indimenticato campione del tennis italiano degli anni ottanta e novanta, numero 18 del mondo nel 1992, è stato intervistato in esclusiva dal sito news.superscommesse.it e ha parlato, soprattutto, di Jannik Sinner, per i cui esponenziali miglioramenti il bolognese ha una spiegazione ben precisa. Ecco le sue parole.

“Direi che la crescita di Sinner è un mix del suo talento e del lavoro del suo staff. Il talento naturale di Jannik è noto ed evidente, ma va anche dato il giusto merito al gran lavoro del suo team che lo segue in maniera impeccabile. Dal punto di vista tecnico il salto in avanti più grande l’ha fatto con il servizio. Prima gli capitava di tradire un po’ di nervosismo in qualche partita proprio perché non si sentiva tranquillo alla battuta, ora è tranquillo perché sa che questa è diventata una delle sue armi principali. Credo che la “scintilla”, se così si può dire, sia scoccata durante le ATP Finals. Sinner ci è arrivato conscio mentalmente di potersi giocare i massimi traguardi, anche il primo posto del ranking. La vittoria in Coppa Davis, dove è stato decisivo, ha fatto il resto. In Australia poi ha giocato benissimo in tutte le partite, vincendo con merito. Adesso siamo tutti curiosi di sapere cosa riuscirà a fare sulla terra, dove farà più caldo e gli scambi saranno più lunghi. Lì si capirà davvero quanto Jannik impiegherà per andare a prendere Djokovic, ma penso sia solo una questione di tempo. Quanto a Wimbledon penso che Sinner possa essere tra i favoriti, è molto cresciuto rispetto alla semifinale persa contro Djokovic lo scorso anno”.

“Alcaraz? Iniziamo con il dire che ha due anni in meno rispetto a Jannik, ma al momento ha vinto uno Slam in più. Nel corso di una stagione, in particolare per un atleta così giovane, è normale andare incontro ad alti e bassi, soprattutto sul piano psicologico. Carlos e Jannik saranno i due atleti che domineranno la scena nei prossimi anni, ma non è detto che il 2024 sia già l’anno buono per “detronizzare” Djokovic. Novak è ancora l’uomo da battere in tutti i tornei ed ha peraltro un buon margine su entrambi in classifica. Penso possa gestirlo per tutto l’anno”.

Poi due parole sulla crisi di Lorenzo Musetti: “Io ho un debole per Musetti e non da oggi. Sarò romantico e un po’ retrò, ma se c’è un motivo per cui il tennis di oggi mi piace poco è che non vedo più tanti giocatori tecnici. Musetti è tra questi. Mi entusiasmo per giocatori in possesso di un talento come quello di Lorenzo, che tecnicamente è uno dei tennisti più puliti del circuito. In un’intervista mi sono state attribuite parole che non ho detto, perché non penso che Musetti si ‘piaccia troppo’. Semplicemente in Coppa Davis alla Rai dissi che uno in possesso del suo talento non può giocare quattro metri fuori dal campo, ma molto più vicino alla linea di fondo. Può non essere ancora così forte sul piano mentale, ma ha un talento straordinario e un rovescio che entusiasma. Può ancora crescere e arrivare molto in alto. Il doppio può sicuramente aiutarlo e lo dico per esperienza. Io lo giocavo per allenarmi, ma anche per migliorare alcuni colpi come la risposta o il gioco a rete. L’Italia è messa bene anche nel doppio in ottica Davis. Sono ottimista per il dopo Fognini e Bolelli: Sinner può giocare con tutti, Sonego ha già fatto ottime partite e oltre a Musetti non dimentichiamo Vavassori”.

Infine, non può mancare una battuta sulla crescita di Jasmine Paolini: “Nel tennis italiano per strane coincidenze non spiegabili non abbiamo mai avuto campioni di valore assoluto in contemporanea nel maschile e nel femminile. Quando andavano molto bene i ragazzi non accadeva lo stesso per le donne e viceversa. Adesso forse la tendenza può cambiare. Non so dire se Jasmine possa arrivare a impensierire le più forti del mondo. Per adesso sta sorprendendo tutti, sono particolarmente contento per lei e pure per il suo allenatore che è un mio caro amico. Con Renzo Furlan ho condiviso tante partite e tanti allenamenti, è un ragazzo che stimo molto, quindi la crescita di Paolini non mi stupisce perché so che dietro c’è il grande lavoro di Renzo”.

Qui il link all’intevista integrale

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