L’asso altoatesino sta facendo il pieno di post, per lo più prodotti con l’intelligenza artificiale e spesso da social media manager un po’ così.
Si fa sempre più imbarazzante la caccia al click di politici che fino a qualche tempo fa non sapevano neanche cosa fosse il tennis ma che ora hanno stanno cavalcando le gesta del fenomenale Jannik Sinner, il numero 1 al mondo che domenica ha nuovamente vinto il torneo di Wimbledon.
L’asso altoatesino sta facendo il pieno di post, per lo più prodotti con l’intelligenza artificiale e spesso da social media manager un po’ così, sotto ai quali spesso si accendono discussioni di ogni genere: i comportamenti strumentali non passano mai inosservati e le platee virtuali, naturalmente, non fanno eccezione.
Sul campo, intanto, Sinner ha regalato un’altra impresa memorabile, battendo Alexander Zverev in finale con il punteggio di 6-7, 7-6, 6-3, 6-4 al termine di una battaglia durata oltre tre ore e 46 minuti. Un successo che arriva dopo un percorso non privo di ostacoli, con l’altoatesino che nelle prime fasi del torneo aveva ammesso qualche difficoltà di adattamento sull’erba londinese, prima di alzare progressivamente il livello fino a eliminare in semifinale nientemeno che Novak Djokovic con un netto 6-4, 6-4, 6-4.
Dopo la vittoria, Sinner ha voluto condividere la gioia con i suoi tifosi attraverso i social: “L’abbiamo fatto di nuovo. Grazie a tutti per l’amore e per il supporto”, ha scritto a corredo di una foto che lo ritrae con la coppa di Wimbledon. Parole semplici e genuine, ben lontane dai post costruiti a tavolino che tanto fanno discutere, e che raccontano meglio di qualsiasi strategia di comunicazione il rapporto autentico tra il campione e il suo pubblico.
A testimoniare dal vivo il trionfo dell’azzurro c’era anche il presidente del CONI Luciano Buonfiglio, che non ha nascosto la propria emozione: “È una delle più grandi emozioni che abbia vissuto nella mia carriera da dirigente. Ho visto un atleta che non lascia mai nulla al caso con la sua determinazione e la sua professionalità. In sintesi un uomo d’acciaio che non molla mai”. Una presenza istituzionale, quella di Buonfiglio, ben diversa dalla corsa ai like che si consuma a distanza di sicurezza, dietro uno schermo.