Jannik Sinner, l’ex coach rivela il momento che ha cambiato tutto: c’entra Rafa Nadal

Articolo di Martino Davidi

In una intervista a Eurosport, l'ex allenatore del numero uno del mondo Riccardo Piatti ha raccontato la genesi del campione

L’ex coach di Jannik Sinner, Riccardo Piatti, in una intervista a Eurosport ha raccontato il dietro le quinte dell’ascesa del numero uno del mondo, spiegando il momento decisivo che ha svoltato la carriera del campione di Sesto Pusteria. Piatti ha guidato Sinner da quando aveva 13 anni a 20 anni, contribuendo in modo decisivo alla crescita del campione.

“La prima volta che l’ho visto mi ha colpito come colpiva la palla e come si muoveva. Era tutto da costruire perché fisicamente era piccolo e quindi dovevamo dargli il tempo per crescere. Poi doveva capire il suo tennis perché giocava molto poco. Fino a 14 anni giocava tre volte a settimana. L’approccio che abbiamo avuto è stato quello di lavorare molto sulla tecnica e far sì che i colpi di base fossero molto lineari perché io quando l’ho visto l’ho subito paragonato a Nole. Per me il punto di riferimento era lui”.

“Io avevo già lavorato con Djokovic un anno, quando aveva 17 anni, avevo tutti i video ed era molto simile a lui. L’idea che avevo, che ho sempre avuto nel mio lavoro, è: capire come questi giocatori, soprattutto quelli bravi, possono battere il numero 1 o il numero 2 del mondo. In quel periodo Rafa, Roger e Nole dominavano il tennis”.

Piatti svela il momento che ha segnato una svolta importante alla carriera dell’azzurro: “Nel 2021 si è allenato ad Adelaide con Rada Nadal e Carlos Moya. Eravamo nella bolla, c’era il Covid ed è stato tremendo. Si allenava a Monte Carlo o a Bordighera, poi è arrivata l’occasione: Avevo lavorato con Moya per Raonic. E allora, sapendo che eravamo amici, Carlos l’ha tirato dentro in questo team e noi siamo partiti all’improvviso. Da Barcellona siamo andati a Doha e da Doha siamo andati diretti ad Adelaide”.

“Il primo giorno arriviamo al campo e dico a Jannik: “Devi giocare 14 giorni con Rafael Nadal”. L’idea era di uscire vivo l’ultimo giorno. “Non star lì a spingere. Anzi, cerca di non sbagliare, ma mettiti dietro i suoi colpi. Rilassati, non star lì a volergli passare sopra. Gli ultimi giorni potrai montare sopra con i colpi, ma i primi giorni accetta che se devi fare partita perdi, però non sprecare tutte le energie perchè 14 giorni sono lunghi”. (…) Gli ultimi giorni facevano tante partite e Jannik cominciava a salire e a vincere set con Rafa e secondo me fu un grande periodo”.

“Il fisioterapista di Nadal mi disse: “Questo ragazzo qua a fine anno sarà nei primi 10”. Io gli dico ”Bene, se finisce nei primi 10 offro a tutti voi il prossimo anno a Melbourne una cena”. Perfetto. Jannik diventò 9 del mondo e l’anno dopo agli Australian Open io felicemente pagai la cena a tutti. A Rafa, Carlos, Jannik perché avevamo raggiunto questa bellissimo traguardo”.

Grande appassionato di sport, è stato un discreto lanciatore di peso ma ha dovuto smettere per problemi ai tendini. Ciò non gli ha impedito di mantenere i legami con il magico mondo dell’atletica. Gli piace scrivere, ma anche leggere: il suo autore preferito è Stephen King e spera di poterlo incontrare un giorno.

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