Il tennista azzurro in una intervista a La Repubblica ha raccontato l'ultimo difficile periodo
Jannik Sinner in una intervista a La Repubblica si è finalmente aperto, raccontando l’ultimo difficile periodo della sua carriera: dalla finale di Wimbledon il tennista azzurro è fermo a causa di un infortunio al ginocchio che continua a tormentarlo. Il cinque volte vincitore Slam tornerà in campo solo nel 2027 e non ha nascosto la sua amarezza.
“Il corpo è l’unico avversario che non puoi battere, quando ti dice stop devi accettarlo e seguire i consigli degli specialisti – ha spiegato -. Fermo non ci sono mai stato, né ho voltato le spalle al tennis perché lui mi ha fatto del male. Anzi ho sempre lavorato molto sia in palestra che in campo e con i fisioterapisti. Pazienza è la parola giusta per questo periodo”.
Gli infortuni nel tennis si sono moltiplicati: “Serve avere una visione a lungo termine, non c’è solo l’oggi, si semina ora, ma il raccolto ha altri tempi. E la differenza la fa sempre il lavoro, la preparazione che fai, non la fortuna. Quella aiuta a vincere un punto, non la partita. Gli infortuni fanno parte dello sport, bisogna essere intelligenti”.
L’Azzurro ha una confessione da fare: “Vorrei cancellare ciò che ho provato il giorno in cui sono andato via di casa. Lo strazio di quando a 13 anni e mezzo, a Milano, ho salutato mio padre perché le nostre strade si separavano e un filo si spezzava. Ci stavamo lasciando, piangevo io per lo strappo, ma anche lui. Di quel giorno lì farei a meno, fu un’emozione troppo forte. Anche se ho sofferto, mi ha fatto capire che fare una scelta significa ottenere cose nuove e perderne altre. Ci può essere dolore, ma anche la consapevolezza che quella decisione costata molto non va sprecata. Devi fare di tutto per servirla al meglio, senza rimpianti”.
Per il resto, il numero uno del mondo ha sostenuto di non avere rimpianti per la sua carriera: “Non ho rimorsi, non consiglierei al me stesso del passato di cambiare strada, ma di scegliere bene le persone di cui circondarsi”.